Silenziare i cellulari è una forma di rispetto
20 febbraio 2026 - Tempo di lettura: 2 minuti
Categoria: Parole per...A scuola abbiamo parlato del problema se è giusto silenziare i telefonini in pubblico o no.
Ricordiamo, ad esempio, una mattina in cui eravamo al Teatro Crystal di Lovere e durante l’esecuzione dell’orchestra della scuola è squillato il telefono di un genitore. Quando è successo abbiamo provato una sensazione di fastidio.
Un altro episodio si è verificato in una nostra vacanza in Francia, abbiamo visto un uomo che è stato multato per aver parlato al telefono in vivavoce all’interno di una stazione ferroviaria.
Sui mezzi pubblici del Regno Unito ci sono regole contro i comportamenti antisociali, cioè le azioni che infastidiscono o turbano le altre persone, come ascoltare musica e video ad alto volume.
Secondo noi, è opportuno tenere i cellulari in silenzioso. Sosteniamo questo perché ascoltare musica o video ad alto volume, può dare fastidio ad altre persone, la musica potrebbe distrarre i passeggeri che stanno lavorando o leggendo, inoltre non tutta la musica o i video sono adatti a tutti, in quanto potrebbero contenere parole o frasi offensive.
Chi vuole ascoltarle può mettersi le cuffie. D’altro canto, c’è chi è del parere opposto, sostenendo che non c’è nulla di male ad ascoltare un po’ di musica. Riprodurre ad alto volume potrebbe far conoscere ad altre persone nuove canzoni o artisti.
Nei negozi, nei ristoranti e nei caffè spesso c’è la musica, quindi dovrebbe essere consentita anche sui mezzi pubblici, dove sarebbe più difficile essere sanzionati.
Noi restiamo convinte del fatto che i telefonini debbano rimanere silenziati per rispetto degli altri.
I luoghi pubblici, proprio perché sono accessibili a tutti, sono tenuti a far rispettare il silenzio e la quiete, chi non sa stare senza musica, può ascoltarla nelle cuffie. Le nostre città e i nostri paesi sono diventati così caotici che, entrando in un luogo pubblico, in posta, in un ristorante, in un mezzo di trasporto, in un negozio, dovremmo trovare silenzio.
Manar El Maazi e Donia Berramou