Schindler’s list, il capolavoro di Spielberg che racconta la tragedia della Shoah
28 marzo 2019 - Tempo di lettura: 3 minuti
Categoria: Film e spettacolidi Sebastiano Castangia e Giorgio Amore
In classe, in occasione della giornata della memoria, noi alunni di 3^A abbiamo visto il capolavoro di Steven Spielberg “Schindler’s list”.
Il film inizia a Cracovia nel 1940, dove l’imprenditore Oskar Schindler vuole costruire una fabbrica che produca pentole e altri utensili da cucina, mentre gli ebrei vengono rinchiusi nel ghetto.
Lui si affida al contabile ebreo Itzhak Stern e fonda la Deutsche Emailewarenfabrik, dove lavorano più di mille ebrei in buone condizioni.
Un giorno, però, arriva Amon Goeth, un membro delle SS, incaricato di costruire un nuovo campo di concentramento per sterminare ebrei “inutili”, non necessari.
Schindler osserva a cavallo le atrocità commesse dai nazisti, ne rimane scioccato e disgustato. Decide di mettersi a fabbricare proiettili e armi al posto di pentole e tegami, ma poi Goeth riceve ordini di eliminare tutti gli ebrei nel ghetto.
Il protagonista, perciò, pensa di compilare una lista, nella quale scrive i nomi di tutti gli ebrei che vuole comprare per mandarli in un’altra fabbrica e salvarli.
Però un errore burocratico manda il treno delle donne e dei bambini ad Autschiwitz; fortunatamente Schindler riesce a salvarli.
Nella nuova fabbrica vengono prodotti proiettili ed armi non funzionanti in un tentativo di indebolire i Tedeschi.
Verso la fine della guerra c’è un ultimo incontro tra Schindler e le SS, alle quali era stato ordinato di uccidere tutti gli operai nella fabbrica, ma le guardie tornano a casa senza assassinare nessuno.
Schindler poi annuncia che, dato che era associato col partito nazista, doveva scappare prima dell’arrivo dei Sovietici.
Prima di allontanarsi, però, si commuove e riflette sul fatto che avrebbe potuto salvare più persone; Stern lo consola e gli dona un anello prodotto dagli ebrei in segno di gratitudine.
Il giorno dopo arriva un soldato sovietico che consiglia ai sopravvissuti di andare verso la città più vicina.
Il film finisce presentando un salto temporale. Gli ebrei salvati da Schindler, a distanza di tempo, mettono – per usanza ebraica – delle pietre sulla sua tomba in segno di riconoscenza e gratitudine.

Il regista vuole insegnarci che niente è impossibile se lo vuoi, anche se le difficoltà sono infinite e puoi sacrificare tutto quello che hai per raggiungere il tuo scopo.
Il film contiene vicende ben strutturate e articolate. Tutto questo grazie alla grande bravura degli autori di interpretare il proprio personaggio.
La colonna sonora è adeguata, perché anche se è in tonalità minore (struttura musicale tipicamente triste) riesce comunque a trasmettere un carattere speranzoso.
La pellicola è interamente in bianco e nero, fatta eccezione per qualche momento saliente, ad esempio quando viene presentata una bimba con un cappottino rosso (a simboleggiare tutto il sangue versato da vittime innocenti), perché Spielberg diceva che non poteva mettere il colore in una situazione così drammatica.
Speriamo che tutti i riconoscimenti che ha ricevuto non siano vani e che continui a insegnare a migliaia di persone le atrocità che sono successe durante la seconda guerra mondiale.
