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Maltempo o errore umano? Cosa è successo a Niscemi

9 marzo 2026 - Tempo di lettura: 3 minuti

Categoria: Attualità e Cultura

Nelle settimane scorse, nella città siciliana di Niscemi, in provincia di Caltanissetta, è avvenuto un disastro naturale, che praticamente nessuno si poteva aspettare: il terreno è franato lungo un pendio di  4 chilometri per 25 metri di altezza.

Tutto è iniziato il pomeriggio del 25 gennaio, quando il terreno è iniziato a cedere,  in più 1.500 paesani hanno dovuto evacuare le case e molte famiglie hanno dovuto dormire nel Palasport “Pio La Torre”.

Il fronte della frana

Nonostante non ci siano state vittime o feriti, la frana ha avuto un forte impatto sociale ed economico. Infatti, molte famiglie hanno perso case, attività commerciali e beni personali.

Per reagire, si sta preparando una fase di ricostruzione e rilocalizzazione, per garantire sicurezza ai paesani colpiti. Sono già stati stanziati 20 milioni di euro e si è aperto il dibattito per decidere se utilizzare anche i fondi per il ponte sullo Stretto di Messina.

Pochi giorni dopo l’accaduto, la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha visitato il paese per decidere un piano di ricostruzione, negli ultimi giorni pure il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha visitato il comune per rincuorare gli abitanti e per capire in prima persona cosa è effettivamente successo.
Rimane, però, una grande preoccupazione per la stabilità delle aree circostanti, in cui potrebbero avvenire ulteriori movimenti franosi.

La frana che si è verificata a Niscemi è a scorrimento e, come suggerisce il nome, avviene quando uno strato di roccia cade scorrendo sopra un altro lungo una superficie di rottura in profondità.

Una frana a scorrimento è più lenta di una a crollo, infatti ha impiegato circa 8 ore a cadere, per questo gli abitanti sono riusciti ad evacuare il centro abitato.

Gli esperti pensano che le piogge eccezionali e prolungate degli ultimi giorni abbiano sgretolato il terreno, rendendolo più friabile. In più Niscemi si trova in una zona geologicamente instabile, i terreni sono ricchi di argilla e sabbia, ci sono precedenti di movimenti franosi, come quelli del XVIII secolo e del 1997.

Nel 1997 la frana ebbe conseguenze meno gravi rispetto a quelle odierne. Essa fu causata dalla natura instabile del sottosuolo, dove strati di sabbia e arenaria poggiavano su argille che, se imbevute d’acqua o sollecitate, potevano diventare scivolose. Alcune fonti dell’epoca hanno ipotizzato anche la possibile presenza di un evento sismico. Una parte del paese fu considerata inagibile e molte case furono demolite, nell’estate del 2000 le abitazioni abbattute ammontarono a 48. Oltre 400 residenti persero la propria residenza e ci sono voluti 14 anni per ridare un domicilio a tutti i paesani.

Oggi la situazione è molto più grave, perché il terreno per ricompattarsi ha bisogno di ritrovare il natural declivio o angolo di riposo, cioè l’inclinazione rispetto al livello del mare, che un terreno assume sotto l’azione della forza di gravità, che di solito è di circa 45°.

In conclusione, siamo dell’idea che il comune di Niscemi non doveva permettere ai cittadini la costruzione delle case che ora sono crollate, visto che sapevano già com’era il terreno sopra cui erano. D’altro canto speriamo che la ricostruzione inizi al più presto, perché ancora molte famiglie non hanno un posto dove stare, e che si realizzi in un luogo idoneo nel rispetto delle regole di sicurezza.

Nicola Macario, Mattia Romele e Davide Zon