La leggenda dei cinque Maledetti: il finale
23 luglio 2024 - Tempo di lettura: 15 minuti
Categoria: Parole per...Riepilogo
Zio Alfred è stato assassinato. I protagonisti di questa avventura hanno perso la loro guida e qualcuno, in un impeto di bruciante rabbia e voglia di vendetta, ha perso persino sé stesso.
Cassandra, nel tentativo di proteggere l’amica Arianna dall’attacco di un demone, ha perso la vita.
Ai cinque Salvatori ed Emma non resta che fare una cosa: continuare il viaggio per porre rimedio alla crudeltà dei Maledetti una volta per tutte. Dopo la morte di Cassandra, una volta rimessi in viaggio verso la cima del monte Shinjitsu per raggiungere il tempio di Ryu, la strada dei nostri protagonisti sarà ostacolata nuovamente da qualcos’altro: Liam si ferma nel bel mezzo del cammino perché crede di aver sentito qualcosa…
A questo punto, però, il ragazzino sprofonda in una terribile visione: i cinque Maledetti, sui loro neri destrieri, gli annunciano il loro arrivo e gli predicono la certa sconfitta nella battaglia che seguirà.
Sarà tutto vero, oppure i Maledetti cercano solo di spaventarlo? Ci sarà davvero una sconfitta, oppure il bene trionferà sul male?

Capitolo V
I cinque dragoni del destino
All’improvviso la visione si dissolse e la mente di Liam ritornò allo stato cosciente. Il ragazzino si svegliò a faccia in giù, il naso piantato nella neve.
I suoi amici erano tutti radunati intorno a lui e i suoi fratelli lo scrollavano e lo chiamavano nella speranza che si svegliasse.
Liam, dopo un attimo, si mise a sedere da solo, mentre le lacrime gli inondavano gli occhi e gli annebbiavano la vista.
“Stanno arrivando” disse disperato.
“I cinque Maledetti stanno arrivando e ci uccideranno tutti”.
“Dobbiamo raggiungere la cima del monte Shinjitsu prima che arrivino al tempio” intervenne Arianna.
“E nessuno di noi morirà o si farà uccidere. Se siamo qui c’è un perché e sono convinta che non sia di certo per farci trafiggere a morte da quei maledetti” aggiunse poi.
“Dobbiamo scappare, ti ho detto che ci uccideranno!!” urlò Liam.
“E io ti ho detto che non lo faranno. Se scappiamo adesso, è probabile che da domani il nostro mondo non esiterà più. Non possiamo ritirarci. Noi siamo ninja, lo siamo sempre stati, sin dai tempi in cui giocavamo ad esserlo. L’energia scorre nel nostro sangue. Finché continuerà a farlo, io combatterò per tutti quelli che l’hanno fatto prima di noi e sono morti per questo. Io sento il mio potere e il mio cuore e il mio respiro. Vedo tutto questo e lo visualizzo dentro di me. Ho paura di perderlo. Ho paura di morire e all’idea il mio cuore si ribella. Ma so anche che fino a quando vivrò, non sarà mai tutto perduto. Vi prego, continuate a credere anche voi in questo ideale. Liam, tu sei la luce. Non lo è solo il tuo potere. Tutto di te lo è. La luce è dentro di te. Se te ne andrai, avremo perso tutto, l’ultima nostra guida, l’ultima nostra speranza. Rimani con noi e ti prometto che non permetteremo che la tua luce si spenga. La proteggeremo come la cosa più preziosa che esista e per questo vinceremo”.

Tutti tacquero, sbalorditi dalla serietà e solennità di quelle parole. Gli occhi della ragazza si erano accesi di un color ambra nitido.
“Siete con me? Sei con me?” e porse una mano a Liam. Il forte bagliore dorato del suo potere illuminò la sua essenza e ancora con le lacrime agli occhi, il bambino prese la mano della sua amica e rispose: “Sì, sono con te”.
“Lo siamo tutti noi” sorrise Emma appoggiandole una mano sulla spalla e tutti gli altri annuirono.
Qualcosa sbocciò nel cuore di Arianna. Sentì nel petto una sensazione di calore mai provata prima, che la inebriò e le pervase tutto il corpo espandendosi come una macchia d’olio. Era la settima porta del suo chakra, del suo potere, della sua energia, la porta del cuore, quella che non era mai riuscita ad aprire prima di quel momento.
“Allora andiamo” affermò decisa, mentre l’energia nuova che le pervadeva il corpo le faceva formicolare la pelle quasi fosse sul punto di sprigionarsi ed esplodere.
Attorno a lei, anche gli altri si erano infiammati di una fiamma nuova. I capelli di Massimo erano diventati lingue di fuoco, quelli di Tomas fluidi come l’acqua. Gli occhi di Emily avevano preso a verdeggiare e la sua presenza ad essere circondata da uno stuolo di animali della foresta. Persino lo sguardo di Emma era più intenso e bruciante del solito.
Ripresero il loro viaggio e camminarono in salita nel modo più celere possibile, trasportando a turno la barella che ospitava il corpo di Cassandra.
Quando fu pomeriggio inoltrato arrivarono al tempio. Era semplicemente straordinario. All’ingresso segnato da un tetto a spiovente, sui due lati, vi erano due statue enormi: erano due dei cinque dragoni che si erano pietrificati dopo il sacrilegio dei Maledetti. Le squame, ingrigite dallo stato di pietra quali erano, riflettevano ancora la luce bianca del sole pallido. I lunghi colli erano avvolti da una fluida criniera, gli artigli e le zanne erano lisci e neri come marmo.
La struttura del tempio, invece, era spaccata in due: entrando nel corridoio principale che conduceva in origine all’altare si potevano osservare pezzi di tegole e colonne fluttuanti a mezz’aria, come fossero rimasti sospesi tra i due mondi.
Qualcuno affondava i propri piedi o artigli o zoccoli nella neve dietro i ragazzi voltati ad ammirare il tempio. Liam si voltò e subito dopo preferì non averlo mai fatto: dietro di loro c’era uno stuolo di demoni e, davanti a quell’esercito, le cinque figure che erano apparse nella sua visione. Per aprire il portale e riunire il filo dei due mondi era necessario spargere il sangue dei peccatori, Liam lo sapeva. Ma gli sembrava impossibile che sei ragazzi avrebbero potuto uccidere tutti quei demoni e poi anche i Maledetti.

L’uomo dai capelli dorati scese dal suo destriero e guardò fisso negli occhi Liam.
“Ti avevo avvisato moccioso, siete spacciati” e increspò le labbra in quel suo sorriso orribile, mentre tratteneva ancora la pipa fumante tra i denti.
A quel punto, si voltarono tutti. Tomas e Arianna, che erano i più vicini ai dragoni pietrificati, inciamparono per lo spavento e urtarono con la schiena contro le due possenti figure. Fu in quel momento che avvenne qualcosa di incredibile… Arianna fu la prima ad accorgersene: sentì il ventre del dragone che aveva urtato muoversi. Allora si voltò e lo vide. I suoi occhi color ambra luccicavano vivi, le iridi lineari come quelle di un serpente. La sua criniera, di fattezza simile a quella dell’aria, vibrava forte nel vento. I suoi artigli si piantarono nella neve e, mentre ricominciava a riprendere il controllo sui suoi muscoli possenti, emanò un ruggito simile al rombo di un tuono.
Il dragone dietro Tomas fece qualcosa di simile. I suoi occhi, profondi come l’oceano, ripresero vita, mentre la sua criniera cominciò a scorrergli sul collo come un fiume in piena. Le squame, simili a lische di pesce, risplendevano di un viola acceso alla luce del sole. Anche lui emise un ruggito, ma somigliò più al rumore delle onde quando si infrangono violentemente contro gli scogli.
I cinque Salvatori ed Emma rimasero senza fiato dallo stupore, mentre i Tiranni rimasero impietriti per quell’avvenimento inaspettato: i due mocciosi avevano risvegliato il dragone dell’acqua e quello dell’aria.
Le due maestose creature si librarono in volo sopra l’esercito di demoni, il primo spostando con forza incredibile l’aria sotto di sé, il secondo provocando una cascata d’acqua sulla neve sottostante che si sciolse lasciando spazio al terreno vivo. Dopodiché, piombarono in picchiata sui demoni e con un solo sordo tonfo distrussero la metà delle truppe.
A questo punto, toccò ai Salvatori: dovevano distruggere i Tiranni, una volta per tutte.
“Emma, rimani indietro. Proteggi il corpo di Cassandra, perché, se usciremo vivi da questa battaglia, qui ergeremo la sua tomba per onorare la sua nobile anima” le disse Arianna. La ragazza annuì e rimase a guardia del corpo dell’amica.
Così, con passo lento e solenne, Arianna si avvicinò a Liam, appoggiò una mano sulla sua spalla e urlò ai Maledetti: “Poiché avete peccato e non avete rimorsi né pentimenti, vi condurremo oggi all’Inferno, dove le vostre anime bruceranno per l’eternità!”.
Allora, l’uomo dai capelli dorati riprese a sorridere maligno, gettò a terra la pipa e lasciò cadere il proprio mantello sul manto innevato sotto di sé. Con un gesto della mano fece svanire i cinque destrieri che avevano trasportato fin lì lui e i suoi compagni.
“Fatevi pure sotto, mocciosi” e rise forte. Dietro e attorno a lui comparve una nebbia fitta che impedì ai ragazzi di vedere gli spostamenti dei nemici.
Liam chiuse gli occhi. Cercò la fonte del suo potere dentro di sé e pronunciò: “Aria!”.
Spostò mani e piedi in fretta in una serie di movimenti vorticosi. Gli iridi divennero color ambra. Radunò la nebbia attorno a sé in una sorta di tromba d’aria, poi, con un colpo secco, la dissolse. L’ambiente tutt’intorno riprese forma e i ragazzini a vedere cosa stesse succedendo davanti, dietro e vicino a loro.
Liam sentì una presenza dietro le sue spalle, una presenza terrificante e tenebrosa: era l’uomo dai capelli dorati, che stava per far cadere il suo potere distruttivo, il suo cataclisma sul suo corpo immobile.
Per fortuna, Massimo lo salvò. Emise dai palmi delle mani una lucente scia di fuoco che costrinse il Maledetto a distrarsi per deviarla e non bruciarsi. A quel punto, Emily gli bloccò mani e piedi con una spessa edera.
Ma non fu sufficiente. L’uomo si liberò e, subito dopo, la dominatrice della terra del gruppo dei Maledetti prese alle spalle Emily, la quale urlò di terrore.
Intanto, Tomas era impegnato a deviare gli attacchi fulminei del dominatore del fuoco, che ad ogni passo riusciva a guadagnare terreno per acciuffarlo, mentre Arianna si batteva allo stremo contro il terribile dominatore dell’aria. Ad un tratto, per pura fortuna, almeno fu questo che lei pensò, riuscì a colpirlo con una sferzata di vento.
L’uomo ruzzolò contro il suo compagno dominatore del fuoco. Così, in quel momento di confusione, Tomas ebbe il tempo di spostarsi in direzione di Emily per cercare di aiutarla in qualche modo. Attorcigliò attorno alla nemica che aveva preso sua sorella uno spiraglio di acqua, poi strinse il pugno sinistro e l’acqua divenne ghiaccio. La donna rimase intrappolata e alcune scaglie di ghiaccio appuntito la trafissero, facendole uscire del sangue.
Il dominatore della luce, nel frattempo, stava creando giochi di ombre per intrappolare Liam. Il bambino cercava di scappare attaccando in diversi punti e con elementi diversi il suo nemico, anche se invano.
Il dominatore del fuoco, invece, aveva sciolto il ghiaccio intorno al corpo della sua compagna.
Massimo combatteva contro il dominatore dell’acqua che lo metteva sempre più alle strette.
Erano tutti in una condizione disperata: i dragoni stavano finendo di uccidere i demoni e non potevano soccorrere i Salvatori, mentre i Maledetti, ad ogni attacco subìto, riuscivano a liberarsi con abilità e facilità. I loro poteri e la loro coordinazione erano impressionanti.
Nel tentativo di sfuggire a tutti quegli attacchi consecutivi del dominatore della luce, Liam inciampò e cadde all’indietro. Sopra di lui, l’uomo dai capelli dorati sorrise in modo terrificante. L’avrebbe di sicuro colpito, pensò Liam in preda al panico.
“Concentrati, Liam. Respira profondamente. Senti l’aria fresca entrare nelle tue narici e uscirne calda. Ora percepirai un formicolio leggero da qualche parte. Ecco, quella è la tua energia. Ora concentrati ed espandi la tua energia nel resto del corpo” gli aveva detto tanto tempo prima Arianna in uno dei loro allenamenti.
Così, Liam respirò a pieni polmoni, rievocando i ricordi più belli e più nitidi che avesse riguardo al tempo passato con i suoi amici. Non voglio che finiscano, disse una voce dentro di lui. In quel momento, avvertì il familiare formicolio del potere nella sua mente, nel suo cuore, nel suo addome. Lo sentì forte e più deciso di quanto non l’avesse mai percepito. Lo espanse ad ogni fibra del suo corpo. Sentì il suo corpo pulsare di vita e di forza.
Aprì gli occhi. Congiunse le mani come la prima volta che aveva evocato quel potere e urlò: “Occhio di RYU!!!”.
Il tempio tremò e l’intera radura fu inondata da una luce accecante. Tutti i combattenti in campo furono costretti a proteggersi gli occhi e a sospendere i loro duelli.

Il tempo sembrò fermarsi. Una forza vibrante trapassò il corpo di ognuno dei Maledetti che caddero uno ad uno in pozze di sangue cremisi, che si espandeva sulla neve come assorbito da una spugna.
Il sacrificio era compiuto. La luce aveva trionfato sulle tenebre. L’enorme potere sprigionato da Liam ritornò nel suo corpo come richiamato indietro da una terza forza.
Anche i demoni erano svaniti, divenuti cenere soffiata via dalla brezza leggera. Quando furono in grado di riaprire i loro occhi, Emma, Arianna, Massimo, Tomas ed Emily rimasero a lungo in silenzio, sbalorditi. Poi, avvertirono un fruscio leggero all’interno del tempio, laddove prima vi erano le macerie sospese: con loro grande sorpresa, il portale tra i due mondi si era riaperto dopo tanto tempo.
“Sapete cosa fare?” domandò allora con la voce profonda dell’oceano il dragone dell’acqua. Annuirono piano.
Poi, radunarono e si guardarono tutti negli occhi. “Risvegliamo gli altri dragoni e ricomponiamo il filo” disse Arianna.
Dopodiché guardò dritta verso Emma. “Vieni anche tu?”. Lei scosse il capo e rispose: “Siete voi i Salvatori. Io sono solo una semplice pedina, non potrei far altro che intralciarvi”. Arianna annuì seria e in silenzio. Dopo, si rivolse agli amici e disse: “Andiamo, è giunto il momento di riportare il mondo come avrebbe dovuto essere da sempre”. Prese il fagotto con dentro i fili e diede ognuno dei pezzi agli altri. Poi Liam, Emily e Massimo attraversarono il passaggio e andarono a svegliare gli altri dragoni. Come Massimo notò, il portale aveva una strana consistenza vitrea e liquida insieme. Il mondo dall’altra parte era uno stuolo di sterpaglie bruciate e frutti avvizziti: così l’avevano ridotto i Tiranni. Tuttavia, qualcosa di meraviglioso e magico era rimasto: farfalle enormi e luccicanti brillavano nel cielo ingrigito lasciando dietro di sé una scia luminosa. Piccoli animaletti graziosi e strani correvano a velocità innaturale sul terreno. Anche il sole lì aveva un altro colore: luccicava rosseggiante sopra le loro teste.
Si poteva ancora rimediare, lì c’era ancora vita da coltivare e da far rinascere dalle ceneri.
I tre ragazzini si avvicinarono ai dragoni rimasti pietrificati in quel mondo. Li sfiorarono con le dita ed essi ripresero vita. La pietra che li aveva imprigionati cadde a terra sbriciolata in mille pezzi. Gli occhi ripresero luce e i ventri ricominciarono a gonfiarsi di aria.
L’attenzione dei tre fu subito catturata dal dragone della luce: era semplicemente splendido. I suoi artigli e le sue zanne erano candidi come l’avorio. Le squame dorate riflettevano la luce rossa del sole e facevano brillare la sua figura come un diamante prezioso. Una criniera aurea gli corniciava il volto fiero ed elegante e il lungo collo. Sotto il ventre, costituito da una membrana trasparente, inoltre, si vedeva un grande cuore simile ad un rubino gigantesco. Questo pulsava forte e sicuro.
Il dragone guardò i ragazzi e inarcò le labbra in quello che tutti capirono essere un sorriso. Poi, con voce calda e divina disse dolcemente: “Ce l’avete fatta… Dopo tutto questo tempo, vi rivedo”.
I tre non capirono mai cosa intendesse con “vi rivedo”, ma in quel momento, inondati da quella luce beata, sorrisero sereni.
Dopodiché, fecero cenno a chi era rimasto dall’altro lato del portale che erano pronti a ricostituire il filo. Si avvicinarono gli uni agli altri più accostati possibile alle due facce del portale. Tesero i rispettivi pezzi di filo nelle mani e vi incanalarono le loro energie. Con voci pacate e sussurranti i dragoni, da entrambi i lati del passaggio, dissero queste alate parole: “πάντα ῥεῖ, tutto scorre”. I fili presero a luccicare di una potente luce blu come la tiepida serata di quell’estate, in cui i cinque li avevano rievocati.
Con un sonoro clank i pezzi del filo si riunirono. La Terra tremò e con un ruggito assordante le due parti del tempio si riunirono in una sola struttura. La neve scomparve e così anche le sterpaglie bruciate. La natura si rianimò, crebbero a velocità incredibile piante e arbusti e giovane erba fresca verdeggiante.
I corpi dei Maledetti furono trafitti da rovi, mentre gli esseri viventi di natura magica si riabbracciavano con quelli di natura non magica.
I dragoni si avvicinarono ai cadaveri dei Tiranni e con un soffio succhiarono dai loro corpi i loro poteri distruttivi e se ne riappropriarono. Arianna si avvicinò a loro, come a restituire l’energia che le era stata donata. Ma il dragone della luce disse: “Non ce n’è bisogno mia cara”. In un istante, i cinque dragoni scomparvero. Fu allora che i Salvatori capirono: i dragoni adesso erano dentro di loro, i cinque dragoni erano loro. Sorrisero.
Il caldo estivo stava tornando dopo tanto tempo. “Hai visto zio? Ce l’abbiamo fatta” sospirò Arianna felice al cielo. Poi si accostò al corpo di Cassandra. Le accarezzò la fronte fredda sotto il velo che copriva il suo corpo.
“Dormi in pace, dolce Cassandra”. La sollevò di peso, avvolta ancora nel lenzuolo. La seppellirono e intonarono canti funebri, mentre le ultime lacrime scorrevano lungo le guance di tutti. Infine, raccolsero un grande masso, lo posero sul cumulo di terra dove giaceva Cassandra; Emily, col suo potere, incise nella pietra il nome della defunta.
Dopodiché, prima di ridiscendere la montagna, Arianna raccolse un mazzo di fiori, lo pose sul terreno vicino alla lastra funebre, baciò la fredda pietra come ultimo saluto. Sorrise. Poi si incamminò dietro al resto del gruppo e tornarono insieme al covo e, a chi erano rimaste, dalle proprie famiglie.
I Salvatori, o per meglio dire, i cinque Dragoni, raccontarono a tutti la loro storia, gli avvenimenti di quegli ultimi anni. E chi sentiva riecheggiare nella propria mente il ricordo di quell’antica promessa “La tirannide cesserà, quando la potenza di cinque giovani sorgerà” sorrideva ogni volta che sentiva quella storia dalle bocche di uomini e donne che la narravano.
“A voi che vivrete tra millenni e sentirete raccontare la nostra storia, non dimenticate: l’unione tra gli amici può essere più forte di qualsiasi nemico. E, soprattutto, non lasciate che nulla o nessuno vi porti via da voi stessi”.

THE END
Arianna Conoscitore