Il primo grande traguardo di Silvia Bettoli: l’Orchestra giovanile europea
14 maggio 2022 - Tempo di lettura: 6 minuti
Categoria: MusicaAbbiamo incontrato Silvia Bettoli, vent’anni, diplomata in corno francese al Conservatorio Gaetano Donizetti di Bergamo, in un pomeriggio di scuola grazie al collegamento via Meet.
Silvia, che ora si sta specializzando presso l’Accademia nazionale di Santa Cecilia, ha realizzato un grande sogno, entrando a far parte dell’organico dell’Orchestra giovanile europea (EUYO), fondata nel 1976 e considerata tra le più importanti orchestre sinfoniche del mondo. E del suo impegno a tutto tondo nel mondo della musica abbiamo parlato in una bella chiacchierata di circa un’oretta. Ma andiamo con ordine, questa sua passione è nata tempo addietro…
Ha iniziato ad avvicinarsi alla musica più o meno tra la terza e la quarta elementare quando suo papà, il maestro Paolo Bettoli che insegna tromba nella nostra scuola, le ha fatto capire quante soddisfazioni si possono avere suonando insieme in un gruppo. Da quel giorno, Silvia ha voluto provare uno strumento che, fin da subito, è diventato il suo inseparabile “amico”: il corno.
Dopo aver frequentato la scuola media a Costa Volpino, è approdata al Liceo musicale di Bergamo e infine al conservatorio Gaetano Donizetti. La sua esperienza è andata completandosi nelle bande in cui ha suonato: Costa Volpino, Gaverina, Bienno e attualmente quella di Lovere.
Tra settembre e ottobre dell’anno scorso, con l’Orchestra giovanile italiana, composta principalmente da ragazzi dai 18 ai 26 anni, ha iniziato a partecipare a concorsi, per salire sempre più di livello, ma anche per imparare ad affrontare e a gestire la paura e l’ansia da palcoscenico. Tenersi spesso in allenamento, a suo avviso, è più che fondamentale, e per avere la giusta concentrazione durante lo studio ci ha rivelato che trova utile tenere la televisione accesa.
Silvia ha anche fatto parte dell’Orchestra italiana del Cinema, con la quale è stata in tournée in Arabia Saudita e in alcune città italiane, proponendo “Harry Potter”. Con l’Europea invece farà due tournée: la prima che parte da Cremona e arriva in Norvegia, mentre la seconda sarà tra luglio e agosto in Austria e da lì poi gli orchestrali si sposteranno in Olanda, in Germania e in Belgio.
Dove ha sede la giovanile italiana? Mentre quella del Cinema?
La prima ha sede a Fiesole, un paesino vicino a Firenze. Invece quella del Cinema ha due sedi principali: quella centrale è a Roma e poi una più distaccata è situata a Milano.
Quando e dove sarà la prossima tournée con l’Orchestra europea?
Le prove le abbiamo svolte in primavera principalmente a Ferrara, la tournée vera e propria si terrà in estate, partendo da Vienna e poi ci sposteremo per raggiungere le mete dei vari concerti.
Come hai portato avanti la tua passione per la musica nel corso degli anni?
Non è sempre stato facile, perché la musica è un’arte che ti dà molto se tu le dai tanto. Mi rendo conto, vivendolo in prima persona, che ci sono spesso momenti in cui si pensa di aver sbagliato la propria strada e quindi si è tentati di mollare anche per motivi personali. Sicuramente i concorsi per solisti, ad esempio, rappresentano uno stimolo per studiare.
Perché hai pensato di fare le audizioni per entrare nelle due orchestre?
A mio parere è fondamentale più si va avanti, è importante continuare a fare concorsi per allenarsi a gestire l’ansia e la paura del palcoscenico, come avviene per un’interrogazione scolastica. Di conseguenza ho iniziato a cercare informazioni online. Parlando con molte ragazze che suonavano con me nella Giovanile Italiana, ho capito che si preparavano e studiavano molto anche per l’esame di ammissione.
Cosa ti hanno chiesto alle audizioni?
Al contrario dei concorsi a premio dove il programma lo scegli tu, alle audizioni c’è un programma prestabilito. Solitamente la commissione sceglie due pezzi del repertorio per il tuo strumento e poi tu decidi quale suonare. Inoltre vengono chiesti dei passi d’orchestra, ossia dei passaggi all’interno del repertorio sinfonico o operistico dove lo strumento in oggetto è solista. La durata di questi pezzi varia in base allo strumento, però tendenzialmente sono sempre quelli.
Ora quanto tempo dedichi allo studio ogni giorno?
Dipende molto dagli stimoli, da cosa c’è in programma. Ad esempio, quando sono andata in Arabia, avevo un concerto la sera ma c’era anche il tour della città, quindi non avevo molto tempo da dedicare allo strumento. Quando invece sono a casa suono minimo tre, quattro ore al giorno. C’è stato un periodo in cui mi stavo preparando per le audizioni e ho dedicato anche sette, otto ore. Un’altra volta ho avuto quattro audizioni. Se c’è costanza può dare molte soddisfazioni e se ti impegni arrivi dove vuoi. La musica ti permette di viaggiare molto, di conoscere persone nuove, è un’arte che ti coinvolge moltissimo. Io, personalmente, non ho mai dedicato troppo tempo allo studio, ma quando si tratta di partecipare a un’audizione o a un concorso importanti, mi impegno al massimo.
Cosa consigli a chi vuole iniziare a intraprendere questa strada?
Io consiglio, a voi che siete giovani, di iniziare a dedicarci un po’ di tempo. Se nel passato si lavorava già a vent’anni in questo settore e non c’era così tanta concorrenza, ora alla stessa età fai molta più fatica a passare le audizioni. È per questo che è meglio iniziare da piccoli, e non sprecare gli anni del liceo che sono più che utili. Io consiglierei di studiare la sera, perché è più rilassante, secondo me ti concentri di più. Quando mi scaldo prima di esercitarmi tengo in sottofondo una serie tv, non a tutti piace, a qualcuno può dare fastidio. Il riscaldamento è molto importante, posso permettermi di conciliare le due cose insieme e il tempo vola. Magari fai un’ora di riscaldamento e non ti accorgi che il tempo passa, quando inizi a esercitarti sul serio sei già molto preparata.
Con il covid 19 sei riuscita comunque a continuare, o ti sei dovuta fermare?
Penso che sia stato un periodo molto complicato, ma nonostante ciò non mi sono fermata e ho sfruttato al massimo il tempo. Ed è stato il periodo durante il quale ho studiato di più, sia la mattina che il pomeriggio dedicavo circa due, tre ore.
Quali sono le soddisfazioni più grandi che la musica può regalare?
Secondo me, la musica in generale può dare molte soddisfazioni, il valore umano che si crea nel momento in cui si fa musica con altri, è un’emozione difficile da descrivere con le parole… Durante il giorno quando si suona ci sono una marea di emozioni che in qualche modo devono unirsi tra loro, ma non solo suonando, anche stando con gli amici. Quando si suona queste emozioni in qualche modo devono uscire, perché, sì, la musica se suonata bene è bellissima, ma senza emozioni non trasmette al pubblico quello che in realtà dovrebbe trasmettere.
Qual è il tuo sogno nel cassetto?
Il mio grande sogno è quello di suonare in un’orchestra stabile, magari in Germania, crescere professionalmente e conoscere sempre più persone.
Da questa bella chiacchierata con Silvia, che ringraziamo per la sua disponibilità, abbiamo imparato una cosa fondamentale: non bisogna mollare mai, bisogna portare avanti sempre i propri sogni e i propri obiettivi con forza e determinazione. Questo incontro ci è servito per farci capire che è necessario impegnarci nelle attività in cui crediamo, nelle passioni che coltiviamo e che un domani potrebbero diventare qualcosa di importante nella nostra vita.
Greta Magri e Giulia Bettoni

