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Il nuovo viaggio di Plasty

24 gennaio 2026 - Tempo di lettura: 3 minuti

Categoria: Parole per...

Plasty era il sacchetto più bello del supermercato: bianco, lucido e frusciante.

Quando la piccola Emma lo scelse per inserirvi un pacco di biscotti e una mela, si sentì importantissimo.

“Che bello essere utile!” pensò mentre dondolava felice sul braccio della bambina, ma la gioia durò poco.

Appena arrivati a casa, Emma svuotò Plasty e, senza pensarci due volte, lo accartocciò e lo lanciò in un cestino. La povera bustina si sentì abbandonata al suo destino, passò la notte in un sacco nero, finchè la mattina dopo un camion lo portò lontano, gettandolo in una discarica puzzolente.

Plasty con molta fatica riuscì a liberarsi. “E’ questa la mia fine?” continuava a ripetere con tristezza.

Mentre si lamentava, un forte vento si alzò, il sacchetto rimase terrorizzato, sperava che tutto questo fosse solo un incubo e che presto sarebbe tornato al supermercato.

Improvvisamente, la folata divenne leggera e cominciò a parlare: “Tu! Busta bianca! Non è ancora finita, seguimi!”.

Plasty venne persuaso dalla grande onda d’aria ed iniziò a volare, era una sensazione che non aveva mai provato prima, strana, ma allo stesso tempo sbalorditiva.

Ancora incredulo esclamò: “Ehi! Grazie per avermi salvato, posso sapere il tuo nome?”.

Il vento, divertito, rispose: “Mi chiamo Zefiro, piacere di conoscerti!”.

Volando, la bustina vide il mondo: case, alberi, e purtroppo, tantissima altra spazzatura che galleggiava nei fiumi e si accumulava sulle spiagge. Notò bottiglie di plastica che piangevano e lattine arrugginite che si sentivano perse.

“Dobbiamo fare qualcosa!” disse Plasty. “Non voglio finire qui ed inquinare il pianeta, voglio avere una seconda possibilità!”.

Zefiro sorrise e aggiunse: “Allora ti porto al grande castello del Ri-Ciclo! È un posto dove le cose vecchie rinascono!”.

Il viaggio fu lungo, il sacchetto dovette schivare rami appuntiti, gabbiani che volevano mangiarlo, ma finalmente Zefiro lo depositò davanti ad un grande edificio pieno di contenitori colorati.

Un signore gentile, l’addetto al riciclo, raccolse il sacco e lo mise nel bidone giallo.

Plasty non si spaventò quando sentì un grande rumore, perché sapeva che era il rumore della trasformazione. Dopo giorni e giorni, non era più un sacchetto. Era diventato parte di una bellissima e robusta panchina verde in un parco giochi.

Quando Emma, la bambina che lo aveva buttato via, si sedette sulla panca per mangiare i suoi biscotti, non riconobbe Plasty, ma lui era felice così, non era più “usa e getta”. 

Era una panchina che durava nel tempo, offrendo riposo e dimostrando a tutti che, se riciclati, tutti gli oggetti possono avere una vita lunga e meravigliosa.

Giulia Carrara