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Il bulletto

26 aprile 2023 - Tempo di lettura: 4 minuti

Categoria: Parole per...

Erano le sette del mattino di giovedì primo aprile. Come tutte le mattine, mi svegliai con la luna storta al pensiero che sarei dovuta andare a scuola e avrei incontrato Luca, il bullo dell’istituto.

Dopo aver rifatto il letto, andai in bagno a lavarmi la faccia e i denti, poi mi vestii con una maglietta verde e con i jeans blu, i miei preferiti.

Feci colazione velocemente con latte e cereali, poi presi la cartella in spalle e andai verso scuola. Arrivata vidi un gruppo di ragazzi e ragazze che attorniavano due ragazzi che si stavano picchiando ferocemente.

Le persone che stavano guardando la scena continuavano ad usare toni da stadio, ripetendo ad alta voce: “Rissa…Rissa…”. Riconobbi subito Luca dal cappellino rosso indossato al contrario che, con forza e senza pietà, stava picchiando Mirko D’Amico, il secchione della scuola.

Chiesi a Chiara, una mia compagna, perché si stavano azzuffando e lei mi spiegò che Luca aveva obbligato Mirko a fargli copiare i compiti di matematica, ma che lui si era, per la prima volta, rifiutato di farlo. Visto che non era il primo atto di prepotenza, il mio essere rispettosa per gli altri prese il sopravvento e urlai: “Basta…basta…non se ne può più…ora vado a chiamare la professoressa Morgan, la docente di inglese. Non è possibile che tutta la scuola obbedisca a questo bullo e tutte le mattine gli alunni abbiano paura di lui e delle sue reazioni!”.

Chiamai l’insegnante che aveva visto tutta la scena ed aveva un volto sconvolto e stupito. La professoressa sgridò entrambi e li avvisò che avrebbe chiamato i loro genitori. Non appena se ne andò, Luca mi guardò fisso negli occhi con uno sguardo minaccioso ed inquietante, come se volesse dirmi: “Te la farò pagare!”.

Al momento rabbrividii, ma poi mi tranquillizzai pensando che non avrebbe potuto farmi niente. Suonò la campanella, tutti gli alunni entrarono in classe e si sedettero; la cosa che mi terrorizzava e intimidiva era che dietro di me c’era proprio lui, Luca.

Ad un tratto iniziai a sentirmi a disagio, perché mi sentivo osservata come una preda indifesa che sta per essere attaccata da un predatore. Mi girai lentamente e sorpresi Luca a fissarmi con un’aria spiacevole, nauseante e sgradevole. Incominciai a pensare che avrei potuto stare zitta e farmi i fatti miei, ma il mio senso di rispetto verso gli altri aveva avuto la meglio. Chiesi all’insegnante di poter andare in bagno perché avevo urgenza, lei annuì e mi diede il permesso.

Nel frattempo anche il bullo, in un momento di distrazione dell’insegnante, mi raggiunse in bagno. Sentii sbattere la porta, il mio intuito sapeva che era LUI e che era venuto a saldare il conto. In quel momento ho ricordato tutte le cose belle che avevo vissuto e iniziai a piangere dalla paura che potesse farmi male.

Cercavo un nascondiglio, ma era inutile…era davanti alla porta del mio bagno, che prese a pugni chiedendomi di uscire subito. Io dissi di no e lui mi rispose: “Se non esci subito, allora entrerò io con la forza!”. Dopo aver negato ancora, con un calcio sfondò la porta. Io incominciai ad urlare, ma in quel momento Luca mi chiese di ascoltarlo.

Mi raccontò della sua vita al di fuori della scuola…

I suoi genitori si erano da poco separati e non erano mai a casa, quindi lui si sentiva sempre solo, senza nessuno, senza un amico. Aveva questo atteggiamento prepotente perché avrebbe voluto che i suoi genitori si accorgessero di lui, invece non era così.

In quel momento provai solo tristezza e dolore per quello che Luca mi aveva raccontato, così senza pensarci due volte lo abbracciai e gli dissi: “Tu non sei solo, hai noi e me!”.

Purtroppo arrivò il bidello che aveva sentito le mie urla. Quando vide i danni causati da Luca chiamò subito il preside che infuriato esclamò: “Adesso basta! Tutto ha un limite. Se non sistemerai tutto entro domani sarai espulso!!”. Per la prima volta vidi la paura sul volto del mio nuovo amico. Corsi in classe, spiegai ai nostri compagni la situazione e tutti chiedemmo di aiutare Luca a sistemare i danni.

Quel pomeriggio Luca ha capito che non era solo, ma che aveva solo bisogno di chiedere aiuto, io, invece, che dietro a certi comportamenti, ci possono essere persone in difficoltà che vanno aiutate.

Sofia Plez