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Fast fashion? No, grazie

14 gennaio 2025 - Tempo di lettura: 5 minuti

Categoria: Attualità e Cultura

L’inquinamento causato dai vestiti è un problema crescente che sta attirando sempre più l’attenzione globale, poiché l’industria della moda è una delle principali responsabili dell’impatto ambientale. Questo fenomeno, che coinvolge sia la produzione che il consumo e lo smaltimento dei capi, ha conseguenze devastanti per il nostro pianeta, contribuisce significativamente al cambiamento climatico, alla deforestazione e all’inquinamento delle acque.

Recentemente abbiamo svolto un’indagine sull’abbigliamento usato. Abbiamo distribuito dei bigliettini con delle domande rivolte sia agli studenti che agli insegnanti e al personale ATA del nostro istituto. Il 60% ha risposto, mentre il 40% non lo ha restituito; questo dato ci fa capire che parecchi dei nostri compagni sono un po’ distratti, non collaborano o non prendono troppo seriamente le nostre iniziative.

Alla prima domanda che chiedeva quali app si conoscono, la stragrande maggioranza ha risposto Vinted, seguite da Shein, Wallapop, Subito, Temu. All’ultimo posto ci sono Zalando, Amazon e Humana.

VintedVinted è un sito di vendita online con sede a Vilnius, in Lituania, per l’acquisto, la vendita e lo scambio di articoli nuovi o di seconda mano, principalmente abbigliamento e accessori.
ZalandoZalando è stata creata in Germania nel 2008. Nel 2018 Zalando ha iniziato a vendere usato.
SheinNel 2020 Shein è stato il brand più discusso.  Commercializza prevalentemente abbigliamento a prezzi contenuti, si è trovata al centro di numerose controversie per la violazione dei diritti umani, salute e sicurezza.
HumanaHumana People to People Italia è un’organizzazione umanitaria di cooperazione internazionale che promuove da oltre vent’anni uno sviluppo sostenibile nel settore tessile, ma non solo.

74 persone non hanno mai acquistato da uno di questi siti o nei mercatini, 30 persone hanno risposto positivamente. In maggioranza chi ha comperato usato si è trovato bene, 18 acquirenti non hanno gradito quanto portato a casa, 4 non si sono sbilanciati.

(Elaborazione grafica di Mattia Romele)

Alla domanda se si ritiene utile comperare abbigliamento usato il 63% degli intervistati ha risposto positivamente, il 35% ha risposto negativamente. Più nel dettaglio chi ha risposto ha motivato affermando che in questo modo si risparmiano energia, materie prime, è una scelta sostenibile basata sul riciclo, si risparmia anche dal punto di vista economico, inquinando di meno e tutelando l’ambiente.

Una frase in particolare ci ha colpito, scritta sul retro di un bigliettino che riporta quanto segue: “Una volta ci si passavano i vestiti tra fratelli e cugini e spesso le mamme o le nonne ne confezionavano su misura per figli, mariti, nipoti ecc.” Questa ultima risposta ci ha fatto riflettere molto, perciò ci siamo documentati per capire quale sia l’impatto sull’ambiente dei vestiti che non mettiamo più.

Secondo i dati analizzati da Greenpeace, l’Italia è il terzo paese al mondo con più rifiuti tessili spediti in Ghana, popoloso paese dell’Africa occidentale. Nel 2022 l’Italia ha mandato 200 mila tonnellate di vestiti, gran parte in discariche a cielo aperto. Ogni settimana il Ghana è invaso da 15 milioni di vestiti usati. La maggior parte di essi provengono dai marchi del fast fashion (moda a prezzi contenuti). Altri brand abbastanza conosciuti si stanno aggiungendo alla lista.

Il Ghana è il secondo paese in cui vengono inviati più abiti provenienti dall’Europa.

Il nostro paese si posiziona nono a livello globale e terzo in Europa, dietro al Belgio e alla Germania.

La metà degli abiti sono invendibili, perciò vengono bruciati o finiscono in discariche. Tutto ciò sta provocando una crisi ambientale e sanitaria di ampie proporzioni, causata dai rifiuti tessili e dalle sostanze tossiche, come il benzene e gli idrocarburi, rilasciate nell’aria, nel suolo e nell’ acqua.                   

Anche l’esperta Maxine Bédat, che si occupa di sostenibilità ed è autrice del libro “Viaggio negli abusi ambientali”, sottolinea l’urgenza di occuparsi del problema, analizzando pure il ruolo degli influencer.

Discarica di vestiti in Ghana

“Il mercato della moda usa e getta – ha evidenziato la Bédat – non esisterebbe se non ci fosse qualcuno pronto a foraggiarlo di continuo, le star del web inducono ad acquisti inutili. È un fenomeno senza precedenti nella storia, nessuno ha mai avuto bisogno di una tale mole di vestiti di pessima qualità. 

Le nuove generazioni non hanno voglia di costituirsi un vero stile personale, perché gli abiti costano così poco da poter essere comprati in continuazione”.

Abbiamo davvero bisogno di riempire il nostro armadio di vestiti che, oltre a svuotare le nostre tasche, inquinano l’ambiente? Sarebbe meglio di no.

Ecco qualche buona ragione per riflettere sulla gravità del problema e aiutare il pianeta.

  • La moda è il settore più inquinante dopo l’industria petrolifera, perché si rilasciano nell’atmosfera tonnellate di CO2;
  •  mediamente mettiamo solo 7/8 volte gli indumenti che compriamo;
  • ogni secondo un autocarro pieno di indumenti viene consumato dal fuoco oppure smaltito nelle discariche di rifiuti;
  • ogni anno vengono utilizzati circa 70 milioni di bidoni di petrolio per produrre il poliestere;
  • il poliestere libera nell’ambiente microplastiche ogni volta che laviamo i nostri indumenti.

A questo punto cosa possiamo fare?

Innanzitutto creare più consapevolezza nel consumatore che deve diminuire gli acquisti non necessari. Gli abiti che non usiamo più devono poter avere una seconda o una terza vita per non finire in discarica. Sarebbe buona cosa acquistare prodotti di qualità a un prezzo giusto, perché essi possono avere sicuramente una vita più lunga. Tutto ciò che avanza nei nostri armadi, che non mettiamo più per vari motivi, può essere rimesso in circolazione nei negozi vintage o sui siti specifici.

Vetrina di un negozio vintage a Parigi

Nelle città vicine, come Bergamo e Brescia, si trovano boutique vintage molto carine, che offrono un’ampia scelta di capi unici e originali, che ci permettono di costruire un nostro stile.

In conclusione, l’inquinamento dei vestiti rappresenta una sfida significativa, che dobbiamo affrontare con senso di responsabilità e impegno, per il bene nostro e del pianeta.

Negozio con abbigliamento usato a Bergamo

Gaia Gallone, Anna Marini e Maria Gallone