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Dal romanzo di D’Avenia al film: “Bianca come il latte, rossa come il sangue”

19 gennaio 2022 - Tempo di lettura: 3 minuti

Categoria: Film e spettacoli

Con la nostra insegnante di italiano, professoressa Jennifer Perini, abbiamo fatto delle riflessioni qualche settimana fa sul film di Giacomo Campiotti Bianca come il latte rossa come il sangue, che si ispira al romanzo di Alessandro D’Avenia, docente di scuola superiore e scrittore.

Il film presenta Leonardo, sedici anni, innamorato di Beatrice, una ragazza di un anno più grande malata di leucemia.

Leo si innamora di lei per la sua pelle, bianca come il latte, e per i suoi capelli, rossi come il sangue. Silvia, la migliore amica di Leo, quando scopre i sentimenti di Leo, si ingelosisce e inizia a comportarsi in modo strano.

Un giorno Leo chiede a Silvia di andare a recuperare da Beatrice il numero di telefono, lei accetta, ma essendo gelosa gliene dà uno falso. Quando lui scopre l’inganno, va su tutte le furie e subito corre a bruciare la panchina su cui passavano le giornate.

Per un paio di settimane Leo non vede Bea a scuola, si insospettisce, indaga, si dispera, infine scopre che è ricoverata in ospedale a causa di una malattia. Il ragazzo decide di andare a trovarla a casa. All’inizio Bea non lo vuole vicino, poi conoscendolo, si innamora e desidera averlo sempre accanto.

Purtroppo le condizioni della ragazza peggiorano, ma Leo non molla: la fa ridere, passa con lei tutto il tempo possibile, arriva perfino a donare il suo midollo pur di salvarla. Non funziona, ogni tentativo va a vuoto. La malattia di Beatrice peggiora, le rimane pochissimo tempo. Leo corre di fretta in ospedale, viene bloccato da un’infermiera, ritenta, entra lo stesso, una frazione di secondo per darle l’ultimo bacio.

Il film è emozionante, ma anche triste, lo consigliamo ai ragazzi della nostra età.

Le scene che ci sono piaciute di più sono state parecchie: la prima è stata quando Leo ha deciso di andare in ospedale ad aiutare Bea, cercando di farla sorridere e divertire. La seconda scena che ci è piaciuta è stata quando Leo ha voluto donare a Bea il suo midollo osseo, dando prova di grande coraggio e determinazione.

Siamo rimaste male di fronte al “tradimento” di Silvia, abbiamo provato tristezza quando Beatrice muore.

Il film ci fa riflettere: siamo fortunati a non avere una malattia che ci costringa a letto o che non ci dia la possibilità di essere quello che vogliamo. Questo secondo noi è molto importante, cioè poter esprimere la nostra creatività, essere liberi, crescere con emozioni forti, a volte contrastanti. Soprattutto dobbiamo scegliere cosa essere, scegliere chi essere, senza paura di lottare per ciò che si desidera, per il rosso della vita.

Greta Magri e Gaia Scarpellini