Logo

Cerca articoli

Inizia a digitare per trovare articoli

Corri Samia, corri verso la libertà

20 ottobre 2020 - Tempo di lettura: 6 minuti

Categoria: Libri

“Legati per la vita da una parola, si rimane” – credo che questa, si possa definire una delle frasi chiave del romanzo.

“Una semplice parola, il filo invisibile che lega Samia e Alì. La loro amicizia, per la vita, un silenzioso giuramento, proteggersi e sostenersi a vicenda. Il ragazzino fa di tutto per aiutare la compagna, perché possa realizzare i suoi sogni, vincere le gare e sentirsi gratificata. Lei a sua volta, fa di tutto per ripagarlo con il duro lavoro, il miglioramento e i traguardi”. Questo è un pensiero messo per iscritto da una compagna nel lavoro di analisi del romanzo “Non dirmi che hai paura” di Giuseppe Catozzella (ed. Feltrinelli), assegnatoci dalla professoressa di italiano Laura Cruciani.

E ancora: “Eppure il tempo passa; non sono più gli stessi bambini, quelli che guardano estasiati, meravigliati il mare, e corrono liberi per le strade di Mogadiscio, non sono più abaayo (fratello) e aboowe (sorella). No, tutto sta per cambiare. I ragazzini sono costretti a separarsi per via della guerra. Ma Samia spera in cuor suo che quello sia solamente un arrivederci, che il filo si stia solo allentando, che possano incontrarsi ancora. E così sarà, anche se non proprio il tipo di incontro che Samia si sarebbe aspettata. Già, perché Samia scoprirà il taglio profondo fatto da Alì, lo stesso taglio che romperà il filo e che impedirà alle due estremità di riunirsi. La pressione e la tensione della guerra è aumentata talmente tanto che il fratello ha ceduto, è caduto nelle braccia del nemico, ha tradito i suoi ideali e la sua famiglia”. E queste frasi, come tante altre, ci fanno riflettere sui principi di amicizia e di come, qualora si incontrino dolori o difficoltà, l’amicizia può prendere due strade: può diventare più forte oppure lasciarsi andare per sempre.

Per darci anche solo una vaga idea di quanto la guerra possa essere terribile, l’autore ci illustra attraverso parole cosa quest’ultima toglie alla gente della Somalia, alla gente che vive nei posti in cui le persone si scontrano e si uccidono tra loro. Egli ci racconta come le persone non possano vestirsi come vogliono o avere un taglio di barba che le distingua dagli altri. Ci dice di come la gente ami leggere alla sera sotto le fievoli luci dei lampioni e di quando la guerra li abbia spenti in un soffio. E ancora, l’amore grande nei confronti del mare da parte di Samia, lo stesso mare che non può toccare nemmeno con gli occhi.

Ma la storia di questa piccola guerriera che corre per la libertà non si ferma qui. La gracile ragazzina cresce e pian piano diventa una giovane donna, matura e consapevole di ogni difficolta che dovrà affrontare durante la sua vita, che si dimostrerà piena di ostacoli. Andrà a vivere per un breve periodo in Etiopia, stringendo tra le dita ossute delle mani la speranza di potersi allenare per diventare una campionessa. Ma i documenti dalla Somalia non arriveranno mai e Samia sarà costretta a partire per il Viaggio, considerato da tutti i somali un’avventura invivibile, almeno questo è quello che a tutti i bambini di Mogadiscio viene raccontato come una specie di leggenda.

A pagina 175 del libro viene ribadito un concetto d’incertezza, d’instabilità: “Una volta in marcia abbiamo capito: li avremmo lasciati lì per sempre (riferito ai bagagli e vari zaini che i clandestini avevano lasciato all’interno di un garage). Così come per sempre lasciavo la mia vita per come era stata fino a quel momento. Samia realizza di essere arrivata a un punto di non ritorno. L’autore vuole anticipare che il viaggio continuerà e che la vita della piccola guerriera verrà rivoluzionata. Non potrà tornare indietro e aspettare di correre a norma, anche a costo di lasciarsi dietro l’Africa, la sua famiglia e la sua terra”.

Nel racconto lo scrittore narra di quanto una persona che fa il Viaggio diventi l’ombra di se stesso e di come, anche se altruista, sia costretta ad essere egoista e a pensare alla propria sopravvivenza. Dunque abbiamo preso un paragone che ci fa capire questa situazione e abbiamo provato a riadattarlo scrivendone uno nostro. Due di questi sono: Come un pulcino esce dal suo guscio, così sguscia fuori il mio egoismo;

 

Come dai baratri infernali, uscivano le colonne di fuoco dantesche, così tutto il mio egoismo e individualismo, prendevano il sopravvento.

A questo punto verrebbe da domandarci cosa ha lasciato nei lettori il libro, ma soprattutto il finale. La studentessa che ha scritto molti di questi pensieri che sono stati illustrati ci lascia un’ultima riflessione che ci fa capire quanto le sia piaciuto il finale e il libro, il quale ha appassionato molti adolescenti, e ci dice: “Questo finale mi ha lasciato un vuoto iniziale. Come tutti i bellissimi libri che ho avuto l’opportunità di leggere. Come per dire: Questo libro ti ha fatto vivere un’avventura e anche se ti mancherà non potrai farci nulla, nessun’altra avventura sarà uguale. Ma poi come tutte le storie che ho letto, mi sono messa a rileggere centinaia di volte il finale, come se tra queste parole ci fosse stato un messaggio segreto che non avevo ancora afferrato con “l’occhio della mente”. Mi sentivo il cuore come intrappolato tra rovi dalle grandi spine pungenti. Mi sfuggiva qualcosa di estremamente indispensabile. Poi è avvenuta una strana cosa. Le fibre del mio cervello si stavano stirando come per creare uno spazio vuoto per incastrarci dentro un pensiero. E quel pensiero che ci stava rimanendo incastrato era proprio bello. Quando ho assorbito quelle parole mi sono scoperta a pensare a quanto è straordinario il fatto che il sogno di Samia stia continuando, attraverso tanti giovani, che la sua ricerca della libertà non si sia arrestata. Mi sono scoperta a credere al fatto che la sua voce e i suoi pensieri restino tutt’ora con noi, la sua morte è la testimonianza della sofferenza che devono vivere ogni giorno i somali.

Nonostante la storia non si sia conclusa con un e vissero felici e contenti, resta la prova che bisogna sempre battersi per i propri ideali; anche se la protagonista non c’è più, migliaia di persone in tutto il mondo ora la considerano un simbolo di ribellione contro la guerra, il razzismo e la menzogna. Mi ha colpito molto la canzone di Hodan (la sorella di Samia); credo che Samia avesse capito, che le mancavano le forze, che non ce l’avrebbe fatta… Quale modo più dolce di addormentarsi, se non sospinta dalle onde, che aveva sempre sognato di toccare e dalla calda voce della sorella? Di solito la morte lascia un vuoto in chi la scorge, un pezzo mancante; invece questo toccante racconto arricchisce il cuore e lo riempie di pensieri positivi: fede, speranza, tenacia. E con tutto questo ho scoperto che quelle dolci parole citate da Catozzella in qualche modo mi hanno resa speciale e più forte. Ho capito che ognuno di noi può cambiare il mondo. E come ho promesso a chissà chi, anche io proverò a fare la differenza quando quello start partirà anche per me”.

Cara Samia, a te che molti cuori hai illuminato, che le stelle del firmamento ti guidino verso la libertà.

Arianna Conoscitore

Disegno di Sara Calzolari