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Cacciatori di demoni: la leggenda dei cinque Maledetti

1 luglio 2024 - Tempo di lettura: 14 minuti

Categoria: Parole per...

Riepilogo

Dopo che Liam è scivolato dietro uno scaffale della bottega di Alfred, l’uomo non può più nascondere il suo segreto ai cinque protagonisti: tempo prima aveva costruito un nascondiglio segreto dove nascondere l’eredità magica più vasta che sia rimasta nel mondo del reale dopo la separazione dei due mondi.

Adesso che Emily, Liam, Tomas, Massimo e Arianna hanno acquisito questa conoscenza, Alfred non ha scelta: porta con sé nel suo covo segreto i quattro che ancora non vi sono entrati, poi fa conoscere ai protagonisti due ragazze che ha segretamente adottato, Emma e Cassandra.

Dopo mille ripensamenti sul da farsi, l’uomo decide, infine, di allenare i cinque ragazzini dai cinque chakra per prepararli ad affrontare i Maledetti.

Trascorsi due anni di terrore generale, Liam, Tomas, Massimo, Emily e Arianna sono finalmente pronti ad affrontare il loro destino. Così, decidono di prepararsi per partire. Ma, nell’oscurità della notte, accade qualcosa di terribile: Alfred viene assassinato da un orribile demone. A questo punto della storia, Emma, Cassandra e i cinque Salvatori, come sono soprannominati dalla leggenda i nostri protagonisti, sono pronti a vendicare Alfred e riportare la pace nei due mondi.

Riusciranno a vincere la sfida che si sta presentando loro?

Corpo militare contro i Giganti, Attack on Titan

Capitolo IV

Verso la cima del monte

Dopo che ebbero raccolto il necessario per il viaggio dentro alcuni zaini da montagna ed ebbero riposto accuratamente i fili in un fagotto a parte, si misero in cammino verso il monte Shinjitsu, le armi legate con cinture alla vita di ognuno.

Arianna capeggiava il gruppo, il volto ancora segnato da una smorfia di dolore per la terribile e improvvisa morte dello zio. Gli occhi le bruciavano ancora dalla rabbia per l’avvenimento, le gote erano in fiamme. Un fuoco la consumava da dentro le viscere e il cuore, carico di sangue ribollente, batteva scosso, quasi qualcuno l’avesse preso a morsi.

Faceva freddo e si affondava nella neve fino quasi alle ginocchia. Nessuno parlava. I fiocchi di neve che avevano iniziato a cadere delicatamente sul manto preesistente cominciarono a diventare più spessi fino a diventar parte di una vera e propria bufera, quando cominciò a soffiare anche il vento.

Cassandra si avvicinò ad Arianna. “Non potresti fare qualcosa per deviare un po’ questo ventaccio?” domandò urlando per farsi sentire. Prima che potesse risponderle, di rimando Emma le disse: “E’ meglio che in una situazione simile non sprechiamo più energie di quelle che ci servono per camminare e non congelare”. Al che, Cassandra si imbronciò un po’. Poi, si avvicinò ancora di più ad Arianna, tanto da riuscire a reggerla quando fu sul punto di inciampare nella sua marcia furiosa verso la vendetta. “Hai una vaga idea di come potremo batterli?” le chiese allora, accostandosi il più possibile con le labbra al suo orecchio per farsi sentire chiaramente.

“Li affronteremo e basta. Sapremo essere più forti e prevalere su di loro”.

“CHE COSAAA!!? Non vorrai dirmi che questo è davvero il tuo piano!?” disse Cassandra scurendosi in volto. Finalmente, Arianna si voltò a guardarla negli occhi. La fissò con un’espressione serissima dipinta sul viso, quasi spaventosa.

“Tu cos’altro proporresti? Un’imboscata? Pensi davvero che saranno così sciocchi da farsi ingannare da dei bambini? Perché è questo che siamo” rispose, guardandola in cagnesco.

“È che… Sì beh… dopotutto non hai così torto” balbettò Cassandra rabbuiandosi ancora di più, il naso all’ingiù fisso sulla neve candida attorno ai suoi polpacci.

Eren, Attack on Titan

Con uno scatto improvviso del capo, alzò lo sguardo e portò gli occhi lucidi di lacrime trattenute all’altezza di quelli di Arianna, aggiungendo: “Però… ti prego, non perdere te stessa in quest’impresa”.

La voce le si era improvvisamente spezzata in gola. Arianna la fissò a lungo con un punto interrogativo dipinto nella sua espressione. Avrebbe capito solo dopo quelle parole e sarebbe stato troppo tardi.

Continuarono il resto del viaggio in silenzio. Verso sera, cominciarono a percorrere la ripida salita che portava alla cima del monte Shinjitsu, laddove avrebbero trovato la metà del tempio di Ryu che era rimasto nel loro mondo.

Il cielo diventò a poco a poco scuro. Faceva più freddo di quando erano partiti.

“È troppo buio e fa troppo freddo per continuare il viaggio… Dovremmo fermarci!” gridò Emma per farsi sentire da tutto il gruppo.

“Sono d’accordo! Io sto morendo di fame!” esclamò Liam da un punto buio nella selva dove erano finiti.

“Dobbiamo arrivare in cima il prima possibile. Suggerisco di consumare la cena mentre continuiamo a salire” disse allora Arianna in tono imperativo. Non aveva fame e il suo corpo non aveva bisogno di riposare. In quel momento la rabbia solenne che la pervadeva era un ricco nutriente che provvedeva alle sue funzioni energetiche e vitali meglio di come avrebbe potuto fare qualsiasi cibo.

Cassandra la guardò contrariata nel buio della notte, ma nessuno, nemmeno Emma, osò andarle contro: bruciava di una rabbia e un odio così grandi che tutti temevano che potesse iniziare a odiare anche loro alla minima parola fuori posto.

Così consumarono il cibo strada facendo, mentre Liam emetteva col suo chakra un piccolo bagliore che permetteva loro di vedere abbastanza chiaramente anche in quel buio pesto.

Nel frattempo, il vento si era gradualmente calmato. I sette combattenti coinvolti nella missione erano zuppi di acqua e sudore e il freddo si era insidiato sin dentro le loro ossa. Liam tremava e aveva le labbra viola. Massimo era pallido come la neve che dipingeva il paesaggio lì intorno. Tomas aveva gli occhi rossi dalla stanchezza ed Emily profonde occhiaie per lo stesso motivo. Emma ansimava sfinita e Cassandra, che camminava ancora accanto ad Arianna, inseparabile, faticava a reggersi in piedi per il bruciore alle gambe dovuto allo sforzo necessario per compiere ogni passo in quella distesa infinita di neve.

La cima del monte era ancora infinitamente lontana, nonostante l’impegno indicibile per cercare di raggiungerla quello stesso giorno.

Ora anche Arianna non ce la faceva davvero più. Le ginocchia cedettero. Cominciò ad ansimare e tremare incessantemente. La vista non era più in grado di distinguere nemmeno la forma delle sue mani, nonostante la luminosa presenza del chakra di Liam. Sentiva il cervello sconnesso, come se si stesse sdoppiando, anima e corpo separati l’uno dall’altro come due intelligenze divise. Non riusciva a calmare il respiro e il cuore andava talmente veloce che la cassa toracica non riusciva, ad ogni inspirazione, a consentire un efficiente ricambio d’ossigeno nei polmoni. Sentì come un bruciore all’altezza della bocca dello stomaco e una forte nausea. Era come se qualcosa le premesse sui polmoni e non le permettesse di dilatarli a sufficienza per respirare. Strinse una mano vicino al punto che le doleva. Sembrava che il cuore le sarebbe esploso da un momento all’altro. Cercò di calmarsi, di inspirare più profondamente, ma tutto sembrava inutile.

Cassandra non ebbe il tempo di pensare a come aiutarla. Qualcosa di viscido creò una sorta di fruscio nella boscaglia intorno a loro. Non riuscì a distinguere cosa fosse, ma lo capì lo stesso. Vide un luccichio rosso dietro i cespugli. Non le ci volle più di mezzo secondo per comprendere il bersaglio di quel demone: avrebbe ucciso Arianna e dopo di lei avrebbe attaccato tutto il resto del gruppo. L’istinto parlò al posto della sua ragione. Si accovacciò vicino ad Arianna, dando le spalle al mostro, e l’abbracciò, proteggendole con il suo corpo le parti vitali, in primis la testa.

Arianna si stava riprendendo dallo shock, mentre Cassandra la stringeva ancora. Fu in quel momento che capì con orrore cosa stesse succedendo e le salirono come di riflesso le lacrime agli occhi.

Il colpo arrivò secco. Le unghie del demone, che si era nel frattempo spostato verso di loro a velocità sovraumana, si infilarono tra le costole di Cassandra all’altezza del cuore. Un rivolo di sangue uscì dal naso della ragazza, mentre fissava negli occhi l’amica in lacrime che stava ancora proteggendo tra le braccia.

Cassandra tossì forte.

Emma, in un impeto di rabbia, urlò in una maniera in cui Arianna non le avrebbe mai creduto possibile fare. Estrasse la katana dalla cintola, vi incanalò il chakra nella lama e mozzò la testa del demone dal dietro.

Il capo del mostro ruzzolò a terra a pochi centimetri dai piedi di Arianna.

Finalmente, il cervello della ragazza elaborò definitivamente tutto l’accaduto e diede comando alle corde vocali di emettere un urlo di dolore ancora più forte delle urla prodotte alla morte dello zio il giorno precedente.

“NOOOOOOOOO!!!!” gridò. Poi, con un filo di voce, tra un singhiozzo e l’altro, ripeté la stessa parola. Cassandra nel mentre, aveva appoggiato il capo sulla sua spalla.

Eren, Attack on Titan

Respirava a scatti, quasi come fosse in preda ad un tremendo singhiozzo. Tra un sospiro e l’altro gemeva, la vista che pian piano si offuscava. Strinse forte Arianna e sussurrò piano il suo nome. L’amica, le lacrime bollenti che le scorrevano sul viso, accarezzò i ricci capelli di Cassandra, cercando di coccolarla e rassicurarla in quegli ultimi attimi di vita. “Non ti preoccupare, adesso passa…” le sussurrò a un orecchio. Di rimando, Cassandra la strinse per un’ultima volta, poi le forze la abbandonarono e spirò.

“Però… ti prego, non perdere te stessa in quest’impresa”, le aveva detto Cassandra qualche ora prima. Invece, accecata dalla rabbia, si era persa eccome e adesso aveva perso anche lei.

Dondolava, mentre stringeva ancora tra le braccia Cassandra, e piangeva in preda al rimorso per non averla ascoltata. Se si fossero fermati centinaia di metri prima e si fossero riposati a dovere, pensò, nulla di questo sarebbe accaduto e Cassandra non sarebbe morta nel tentativo di proteggere il suo corpo vulnerabile.

Pianse e ancora pianse, finché priva di forze, non perse i sensi accasciandosi sul cadavere dell’amica.

***

Al suo risveglio, il cielo era limpido, la neve non cadeva più e il suo corpo intorpidito giaceva avvolto in una coperta occasionale vicino a un focolare acceso dentro una grotta.

Sperò per un attimo di aver sognato tutto, ma la sua speranza si spense non appena scorse la salma di Cassandra in un angolo coperta da un telo. Non aveva più lacrime da versare. Fissò quella figura, percependo il proprio corpo come svuotato della sua anima.

Tremava un po’ nonostante sentisse un caldo bruciante scorrere appena sotto la sua pelle.

“Si è svegliata!!!” urlò Emily con un moto di gioia improvvisa. Allora Emma si avvicinò ad Arianna e con un sorriso triste e gentile allo stesso tempo disse sottovoce: “Almeno tu sei rimasta”. Accompagnò la frase con una carezza dolce sulla fronte della ragazza. Gli occhi di Arianna divennero lucidi.

“No, non piangere, amica mia. Hai già pianto a tal punto da prendere una brutta febbre. Adesso fatti forza. Ti porto qualcosa da mangiare, così che tu possa rimetterti il più in fretta possibile” e la baciò sulla guancia.

Poi le asciugò la piccola lacrima che le era scivolata sullo zigomo. Arianna emise un profondo sospiro per nascondere un singhiozzo ed Emma le rivolse di nuovo quel sorriso di prima, prima di allontanarsi per prenderle il cibo che si erano portati dietro dal covo segreto di Alfred.

Emily la aiutò a mettersi a sedere, mentre Liam le porse alle labbra un dolcetto di riso per farla mangiare.

“Grazie” sussurrò debolmente dopo aver terminato il pasto.

Dopodiché, Emma le porse una brodaglia ricavata da bacche e fogliame dagli effetti curativi presenti nel bosco. “Bevi, ti aiuterà a guarire” disse. Arianna annuì debolmente e non oppose resistenza a mandar tutto giù.

“So che non era il massimo, ma ho fatto del mio meglio per non renderla imbevibile. Ehi?”

Arianna fissava il pavimento con sguardo assente. “Ehi?” ripeté Emma alzandole il viso con le mani da sotto il suo mento. “E’ colpa mia tutto questo” disse allora Arianna con voce piatta e vuota. A quel punto, Emma l’avvolse tra le sue braccia e le disse piano all’orecchio: “Ti sbagli. I demoni sono creature mostruose e vivono in ogni angolo della foresta, pronti ad attaccare nei momenti di debolezza totale delle loro prede. Anche se ci fossimo fermati per riposarci, saremmo stati colti sfiniti e alla sprovvista in ogni caso”.

“Ho perso me stessa. Mi sento come un guscio di noce svuotato del suo frutto”.

Piccola pausa.

“Tutti noi ci sentiamo persi, a volte. La rabbia è un fuoco che brucia anche l’erba verde. Adesso non possiamo fare altro che cercare di essere forti e vivere anche per chi non può più farlo. L’energia scorre, mia cara amica. La natura ce la dona, la natura, un giorno, se la riprende. Questo non significa che la nostra essenza o quella delle persone che non ci sono più in questa vita scompaia. Semplicemente, come un fiume quando sfocia, essa diventa parte di un grande oceano”. Le sorrise.

“Adesso, cara ragazza, riposa. Ci sono ancora un paio di sudici maledetti da conciare per le feste, ma abbiamo bisogno che tu, la dominatrice del chakra dell’aria, sia in forma come il resto della ciurma” e rise piano.

“Animo, viceammiraglio!” concluse con ironia. Poi aiutò l’amica a sdraiarsi affinché si riposasse ancora un po’.

Nel giro di un paio di giorni, Arianna si riprese e la febbre svanì, dopodiché si prepararono tutti per ripartire. Sistemarono gli zaini, le armi e crearono una barella improvvisata con legni del bosco per trasportarvi la salma di Cassandra: l’idea, infatti, era quella di portarla al tempio di Ryu per darle una sepoltura d’onore.

Si incamminarono sotto la fioca luce invernale del sole. Percorsero nella neve un centinaio di metri, poi Liam si fermò di colpo e dopo di lui tutto il resto del gruppo.

“Liam, cosa…?” provò Emily.

“Sssst, ho sentito qualcosa” ribattè lui come risposta.

Socchiuse gli occhi, poi si concentrò sui rumori circostanti. Il fiato usciva piano dalle sue labbra tremanti producendo nuvolette di condensa.

Di nuovo sentì quel fruscio. Poi, la sua mente sprofondò in una sorta di visione. L’immagine prese forma e nitidezza nel pozzo del suo inconscio, finché non fu in grado di vedere…

C’erano cinque cavalli neri come la morte. Sopra di essi sedevano, con le schiene dritte e rigide, cinque figure. I loro vestiti somigliavano molto ai kimono indossati dai samurai.

Al centro del gruppo vi era un uomo alto, la veste sbiadita dalle sfumature dorate. I suoi capelli ricci erano di un colore dorato splendente, così come le sopracciglia e la corta barba che avvolgeva il suo mento. Gli occhi risplendevano di una luce abbagliante, potente, inquietante. Le sue labbra, increspate verso l’alto, sorridevano maligne, mentre tra i denti stringeva una pipa ancora accesa e il fumo gli usciva tiepido dalle narici.

Vicino a lui c’era una donna bellissima, la pelle perlacea liscissima, gli occhi profondi leggermente a mandorla, i morbidi capelli sciolti sulle spalle. La sua veste era molto scollata e dai motivi verdi che richiamavano il colore dei pini della foresta. Le sue labbra carnose erano colorate di un rosso acceso secondo la moda orientale. L’agghiacciante imperturbabilità era ciò che dava più fascino a quella figura dai lineamenti aggraziati.

Dall’altro lato vi era un uomo molto curioso. Era leggermente stempiato e le sue sopracciglia erano molto pronunciate. La sua barba si limitava a pochi peli sul mento. Capelli, sopracciglia e barba, così come gli iridi dei suoi occhi, erano fluidi e blu come l’acqua di un profondo oceano. Anche gli abiti che indossava richiamavano i colori del mare.

Alle estremità del gruppo vi erano altri due uomini. Uno aveva lunghi capelli e barba dai colori argentati. Un occhio dei due era grigio come la nebbia, l’altro, trasparente come una sottile membrana, sembrava essere una biglia di vetro e la pelle del sopracciglio corrispondente e delle palpebre era attraversata da una scintillante cicatrice dalla forma irregolare. L’altro uomo, invece, aveva i capelli neri con le punte di un rosso bruciante. Gli occhi, leggermente a mandorla, avevano gli iridi fiammeggianti come il fuoco. Sulla sua faccia, inoltre, vi era stampato un ghigno terrificante.

Liam avrebbe voluto scappare, ma era come se i suoi piedi si fossero cementificati e fossero rimasti così appiccicati al pavimento di quella visione.

L’uomo dai capelli dorati che capeggiava il gruppo lo squadrò. Alzò poi il dito indice della sua mano destra per indicarlo. Con una terribile voce penetrante disse: “Tu sei quello che cercavo. Uccideremo te e i tuoi amichetti e prenderemo i vostri poteri per completare i nostri. Siete spacciati. Preparatevi alla sconfitta, UAAAHAH, UAAAAAAAHAAH!!!”.

Arianna Conoscitore

To be continued...