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Cacciatori di demoni: la leggenda dei cinque Maledetti

19 giugno 2023 - Tempo di lettura: 28 minuti

Categoria: Parole per...

Riepilogo

I cinque protagonisti Tomas, Arianna, Emily, Liam e Massimo hanno evocato cinque pezzi di un filo luccicanti di blu, risvegliando in loro una potenza sovraumana che mai si sarebbero aspettati di avere. Ora, turbati ma al contempo curiosi di scoprire la natura di questo straordinario avvenimento, cercano le loro risposte alla bottega di Alfred, zio di Arianna e Massimo, che conserva una miriade di strani oggetti che i cinque sperano di poter usare per capire la provenienza dei fili. Fatto un accordo con zio Alfred, in cui lo zio promette di non far parola con nessuno della loro strana ricerca a patto che non si riveli essere troppo pericolosa, i cinque iniziano ad adoperare gli attrezzi dell’uomo per scoprire la natura dei fili. Tutto ad un tratto una scintilla anima gli occhi di Alfred: i fili devono essere i leggendari pezzi del filo annodato del tempio di Ryu, citati nella leggenda dei cinque Maledetti. Alfred cerca così un vecchio volume contenente la leggenda e legge ai cinque il brano più importante.

Quando lo zio si rende conto che quella che credeva essere una leggenda è in realtà un’antica profezia che sta per compiersi, mette in guardia i cinque dal pericolo e Liam, essendo il più piccolo, si prende un grande spavento e nella confusione del momento va a battere la schiena contro uno scaffale e viene risucchiato nell’ignoto…

Riusciranno ad affrontare la verità che li sta per travolgere?

Capitolo III

I cinque chakra dei cinque elementi

Zio Alfred rimase pietrificato. Sudore freddo gli imperlava il volto. Boccheggiava, gli occhi spalancati. Fissava il punto in cui lo scaffale si era chiuso dietro Liam.

Arianna rimase immobile, anche lei sotto shock. Gemette debolmente: non le rimaneva nemmeno la voce per urlare, il terrore l’aveva inghiottita nelle sue membra tenebrose, come un demone dei sogni ingerisce la sua preda divorandola brutalmente.

Tomas sbiancò di colpo. Per reggersi in piedi afferrò l’angolo del tavolino.

“Liiiaaam!” urlò Emily terrorizzata, con le lacrime che le riempivano gli occhi sgranati.

Massimo continuava a spostare lo sguardo da suo zio allo scaffale, incredulo. Arianna deglutì rumorosamente e con un filo di voce sussurrò: “Zio… dove?… Liam… scomparso?”. Alfred, col fiato corto per l’angoscia che lo stava avvolgendo nelle sue gelide braccia, con un enorme sforzo, voltò il capo verso i quattro rimanenti, si asciugò con la manica il sudore sulla fronte e si aggiustò gli occhiali sul naso.

Mio Dio, sono finito. L’hanno visto. Hanno visto un segreto che custodivo gelosamente. Come farò? Povero me! E poveri loro! Adesso per colpa mia sanno qualcosa che di sicuro la gente bramerà di scoprire. Se la moltitudine venisse a sapere dalle bocche di questi ragazzi questo segreto, io, loro, tutti saremo in un enorme pericolo e tutto per colpa mia! Sciocco di un Alfred! Custodire un segreto sul retro di una bottega!

Edward Elric, Fullmetal alchemist: Brotherhood

Abbassò il capo. L’ombra gli copriva gli occhi e le lenti degli occhiali erano bianche per il riflesso della luce fuori dalla vetrina che vi si rifrangeva contro.

“Avvolgete i fili nei fagotti, prendeteli e seguitemi” disse con una voce terrificante.

Tomas deglutì e Arianna provvide a riavvolgere i fili. Piazzò in mano ad ognuno il proprio fagotto e poi si voltò verso lo zio. Era pallida come un cencio. “Venite” aggiunse lo zio aggiustandosi nuovamente gli occhiali sul naso. “Non posso fingere che non abbiate visto e voi non potete fare altrettanto. E, dato che la situazione sembra essere propensa al peggioramento, non mi resta altra scelta…”

Tum-tum, tum-tum, tum-tum… Un tremito percosse la schiena di Arianna. Cosa significava tutto questo? Cosa aveva intenzione di fare lo zio? Cosa voleva dire con “Non mi resta altra scelta”? …Tum-tum, tum-tum, tum-tum…

I quattro si avvicinarono con passi insicuri allo zio. Questo aprì la mano destra, come volesse spostare lo scaffale senza toccarlo. Sotto il palmo apparì una luce bluastra. Arianna sgranò gli occhi e così fecero Tomas, Massimo ed Emily. Gli occhi di Alfred presero ad illuminarsi di un blu diverso dal solito colore delle sue iridi… era luminoso, come luce allo stato puro… e in un batter di ciglio lo scaffale retrocedette lasciando spazio ad un varco nero.

***

“Sensei (maestro) Alfred…? È lei?”. La luce era spenta. Liam si trovava in una stanza di cui non conosceva le dimensioni, aveva sentito una voce e aveva paura; quindi non rispose come gli era stato insegnato negli allenamenti ninja che faceva con Arianna. Tastò il pavimento con le dita sfiorandolo appena, in caso ci fossero trappole o cose appuntite. Poi trovò un armadio vuoto. Lo aprì piano per evitare che cigolasse e con passi leggeri come foglie vi si infilò dentro. Richiuse le ante dietro di sé, rimase immobile, tappandosi la bocca per non urlare dalla paura. Sentì qualcuno accendere la luce. “Cassandra, sei sicura venisse da qui?” domandò una voce femminile. Liam si sporse leggermente per poter sbirciare la stanza dalle fessure delle ante. “Sì, sono sicurissima”.

La stanza aveva pianta quadrata. Sui muri erano fissate delle katana e wakisashi (katana più piccole), con custodie in cuoio dai motivi sgargianti. Sotto le katana c’erano dei nunchaku (tipica arma giapponese costituita da due bastoni uniti da una catena di ferro) di ogni tipo di legno, dal più flessibile al più rigido. Su di un tavolino c’era un kit formato da shuriken e kunai di metallo che luccicavano alla luce come stelle che brillano di luce propria. Erano semplicemente armi perfette, lisce, pulite.

E sulla parete destra della stanza, dietro una grande vetrata, non mancavano di esserci dei veri costumi mimetici da ninja: vi erano quelli neri per nascondersi nell’oscurità della notte, quelli color legno per confondersi con tronchi galleggianti sulla superficie dell’acqua, quelli simili al colore delle foglie per le missioni nel bosco. Poi vi erano quelli corazzati, provvisti di parti metalliche, quelli che diventavano invisibili quando la luce li sfiorava e, per finire, c’erano persino vere e proprie armature adatte al volo. Liam era sbalordito. Ora le sue mani stringevano le maniglie delle ante, la bocca era spalancata per lo stupore e gli occhi sembravano aver sete di osservare ancor più di ciò che potevano vedere. Liam era talmente ipnotizzato da quella visione che non fece caso alle ragazze che, ad ogni piccolo cigolio delle ante, si avvicinavano di soppiatto all’armadio…

***

“Seguitemi ragazzi”. Dopo aver ripetuto nuovamente tali parole, lo zio si gettò in quell’oscurità dietro lo scaffale.  Esitò per un attimo, poi Arianna scivolò nel buio dietro lo zio, stringendo forte il fagotto col filo. Gli altri tre la seguirono a ruota.

Un tonfo accompagnò la caduta di zio Alfred e degli altri quattro sul pavimento di un’enorme stanza ben illuminata. Arianna rimase con gli occhi chiusi e le sopracciglia accigliate per qualche secondo: temeva ciò che avrebbe visto se li avesse aperti.

Le due ragazze che si stavano avvicinando quatte quatte all’armadio, si voltarono di scatto colte di sorpresa dal tonfo improvviso.

“Sensei!” urlò una delle due giovani stupefatta. Poi vide gli altri quattro ragazzini che avevano accompagnato il sensei nella sua scivolata attraverso il passaggio segreto. Quindi aggiunse: “E…?”

“Sono i miei nipoti e i loro amici. Emma, Cassandra, loro sono Tomas, Emily, Massimo e Arianna” e li indicò uno ad uno mentre li presentava alle due.

“Sensei, io ed Emma abbiamo sentito uno strano rumore provenire dall’armadio”.

Alfred annuì, si avvicinò all’armadio e… “Liam, avanti esci, sei al sicuro”. Allora Liam piano piano spalancò le ante e uscì dall’armadio. “Emma, Cassandra, vi presento Liam, fratello di Tomas ed Emily”.

Dopo essersi ricongiunti a Liam e dopo avergli fatto qualche domanda con voce concitata, Emily, Massimo e Tomas cominciarono a girare la stanza, le bocche spalancate e gli occhi sgranati da tanta meraviglia.

“Ma è enorme!”

“Guardate che bello questo fodero!”

“Tomas, attento a quello che tocchi. Le katana non sono fisse, sono solo incastrate nella parete”.

Arianna, invece, trovato il coraggio di riaprire gli occhi, rimase ferma stringendo il fagotto. Era tutto così enorme, tutto così sconosciuto, zio Alfred aveva un nascondiglio segreto e non gliel’aveva mai detto, e… e c’erano due ragazze che chiamavano sensei lo zio e… ed era come un sogno, insomma, delle katana vere, ragazzi! delle vere armi ninja! Anche lei era dopotutto sopraffatta da tutta quella meraviglia. E per questo rimaneva bloccata, era tutto così diverso dal solito… si sentiva a disagio, lontano da quello che aveva pensato o sentito dire fino a quel momento. E poi quella leggenda, quella strana storia che lo zio prendeva così sul serio, l’incidente della sera prima… ma che diavolo stava succedendo? In tutta quella sua confusione, Arianna decise di focalizzare il centro della sua attenzione su Cassandra, nella speranza di ritrovare la calma.

Cassandra era alta all’incirca quanto lei, aveva capelli ricci a caschetto di un castano quasi biondo e occhi color ghiaccio. Anche Cassandra la fissava. Riusciva quasi a sfiorare i pensieri di Arianna, dalla sua espressione, dalla sua trasparenza, come fossero leggeri come l’aria ma al contempo densi come l’acqua.

Le sorrise, le sorrise per quei suoi pensieri confusi perché anche lei ne aveva avuti di così simili quando sensei Alfred l’aveva accolta nella sua disperazione. Sorrise perché bisogna sempre sorridere, perché il sorriso si riflette sul cuore di chi sorride e su quello di chi ha bisogno di vedere un sorriso per sentirsi un po’ più sicuro di sé.

A quel gesto Arianna arrossì, ma non smise di fissarla. Cassandra aveva un sorriso che la ipnotizzava, un sorriso caldo che le inarcava le labbra all’insù e le accendeva gli occhi di una luce così bella…

“Arianna, giusto?”. Arianna rimase un attimo senza una risposta sicura da dare alla domanda, la sua mente correva coi pensieri e lei non riusciva a starle al passo.

“Sì” rispose infine dopo qualche secondo.

“Sì”, ma che cavolo di risposta è? Sul serio non sai fare di meglio? Ma che ti prende, eh? Che cosa ti sta succedendo? diceva una voce dentro di lei.

E un’altra le rispondeva a tono: cosa volevi che le rispondessi?! Insomma, lo sai anche tu che sono una perfetta imbranata nel relazionarmi con gli sconosciuti, ho fatto del mio meglio! Con tono di rassegnazione, la prima voce che aveva preso la parola dentro la mente di Arianna rispose: D’accordo, d’accordo, ma non ti scaldare. In fondo, c’è di peggio.

Edward Elric, Fullmetal alchemist: Brotherhood

Ma come sarebbe a dire c’è di peggio?! Chi ti credi di essere?!

Te stessa? Chi vuoi che sia se no? Mica è colpa mia se hai qualche rotella fuori posto e fai discorsi contrastanti a te stessa! Adesso sta zitta, non vedi che Cassandra si sta avvicinando? Oh, oh… oh mio Dio, adesso cosa facciamo? cosa le diciamo? se rimaniamo in silenzio risulteremo ancor più imbarazzanti di prima…

Mi metti ansia, smettila!

Ma senti chi parla, la parte di te imbranata che in situazioni come questa chiede sempre aiuto a me mettendomi pressione. Ma perché, eh?! Non sai fare da sola? Devo sempre intervenire io?

Guarda che se io sono te, tu sei me, quindi è come se intervenissimo entrambe!

“Stai bene?”. Con tale domanda Cassandra spezzò il ritmo frenetico dei pensieri di Arianna. Questa, da parte sua, era pallida come un cencio e Cassandra stava seriamente pensando che sarebbe svenuta di lì a breve; stava andando nel panico perché non aveva idea di come fare per aiutarla a riprendere colore. Che cosa aveva combinato adesso di sbagliato? Forse doveva evitare di avvicinarsi così a lei?

Arianna, mettendosi a fatica in piedi per la prima volta da quando era caduta sul pavimento di quel posto, rispose a Cassandra: “Ad esser sincera, per niente. Credo di sentirmi male, non riesco a capire cosa stia succedendo. È più o meno da ieri sera che mi sento così, ma questa è proprio la ciliegina sulla torta” e ridacchiò nervosamente.

“Capisco”.

“Dove siamo?”.

“Pensavo che il sensei vi avesse portato qui di proposito e ve l’avesse spiegato”.

“No, non ci ha detto proprio nulla. Ci ha solo trascinati qui sotto dopo che Liam è stato inghiottito da uno scaffale”. Arianna era evidentemente adirata e nella sua voce vi era una punta di scherzosità quasi nervosa, quasi sarcastica. Perché lo zio aveva dato libero accesso a quel luogo a due sconosciute e non ai suoi nipoti?

Di nuovo Cassandra intuì i pensieri di Arianna e le fornì una risposta: “Il sensei ha adottato me ed Emma. Siamo rimaste orfane dopo che i demoni dei sogni hanno ucciso i nostri genitori e il sensei ha costruito un luogo segreto dove proteggerci e insegnarci a difenderci: come puoi vedere in questa stanza sono custodite una marea di armi, alcune delle quali vengono usate durante i nostri addestramenti. Sono armi speciali: una semplice lama d’acciaio non può uccidere un demone. Una lama di virenslite sì. Alfred ci salvò dalla miseria e ci insegnò l’arte dell’autodifesa perché il numero di demoni nell’ultimo decennio stava aumentando e iniziava a sospettare che la leggenda dei Cinque Maledetti non fosse una semplice favoletta, ma una vera e propria profezia. Doveva preparare noi a tutto come da sempre si stava preparando lui, lui che è uno degli ultimi uomini che hanno ereditato la natura magica dai maghi rimasti intrappolati nel mondo del reale dopo la separazione dei due mondi. Se il sensei vi conduce qua solo ora, è perché ha ritenuto che fino ad oggi non fosse necessario: infatti, chi ha accesso al passaggio segreto, è qualcuno che è destinato a conoscere alcuni dei segreti più antichi della magia. La conoscenza, a volte, può metterci in pericolo da chi brama di impossessarsene con cattiveria”.

Ad Arianna si seccò la lingua in bocca. Ecco cos’era stata la manifestazione della sera scorsa.

Era la magia, il potere.

Un potere che derivava da maghi che per secoli ne avevano custodito i segreti con gelosia, che per proteggere la conoscenza erano stati condannati al rogo durante il Medioevo. Quella era l’eredità che spettava loro: aver la conoscenza per sconfiggere i supremi Tiranni. E la rievocazione dei fili dell’antico tempio segnava l’inizio del ridestamento dell’antica fiamma di quel potere che fino a quel giorno aveva riposato nelle loro membra.

Edward Elric, Fullmetal alchemist: Brotherhood

***

I cinque avevano abbandonato la stanza principale da circa due ore con lo zio, Cassandra ed Emma. Il freddo dell’inverno, che si stava risvegliando in superficie, dopo la rievocazione della sera prima cominciava a farsi sentire anche laggiù.

A seguito di molte telefonate, lo zio riuscì a convincere le madri dei ragazzi a lasciarli in sua custodia durante le vacanze, o forse anche qualche mese in più se necessario, pensò tra sé.

Offrì ai nipoti e ai loro amici un tè caldo e palesò la situazione anche a Cassandra ed Emma. Le due compresero immediatamente la gravità dell’evento.

“Quindi anche loro hanno dei poteri come lei, sensei. Dovremmo portarli in quel luogo per capire quale sia il loro potere?”

“Non credo sia necessario. Ho già capito quale tipo di potere posseggono. Sono in cinque, esattamente come quei mostri. E hanno avuto il potere di rievocare i cinque pezzi del filo che ho avuto cura di riporre in quella teca…” e la indicò “… dunque non c’è dubbio. I salvatori dei due mondi sono destinati ad essere in antitesi con i Cinque Maledetti. Devono per forza avere gli stessi poteri di quei cinque, solamente la carica del loro potere è positiva, mentre i poteri dei Tiranni hanno una potenza devastante, non rigenerativa, in ricordo del loro sommo peccato, dell’assassinio dei Supremi Signori, i Dragoni. Infatti, una variante della leggenda, sostiene che il potere che i Maledetti hanno acquistato sia solo una parte del potere iniziale dei Dragoni. In poche parole, per far in modo che le dicerie che giravano in quel tempo non avessero l’ultima parola creando un’apocalisse senza rimedi, i Supremi Signori si preoccuparono di separare il proprio potere rigenerativo da quello distruttivo, in modo che i Tiranni ereditassero quello distruttivo, mentre altri cinque prescelti ereditavano quello rigenerativo per porre fine alle atrocità dei Maledetti. Secondo ciò che ho intuito utilizzando il mio potere per connettermi a quelli di Massimo, Arianna, Tomas, Emily e Liam, dovrebbero avere rispettivamente il potere del fuoco, dell’aria, dell’acqua, della terra e della luce (quest’ultimo è il più potente perché è il potere da cui si sono generati tutti gli altri). Usando una terminologia più specifica, questi poteri si definiscono chakra”.

Edward ed Alphonse Elric, Fullmetal alchemist: Brotherhood

Per un attimo nella stanza regnò il silenzio.

“Adesso cosa dovremmo fare dunque? Con quali mezzi dovremmo combattere? Il più piccolo di noi ha solo sette anni. Potrei forse capire la tua volontà di far combattere me e Tomas, anche se ora come ora abbiamo possibilità di vittoria praticamente inesistenti. Ma se per questa battaglia servono i poteri di tutti e cinque uniti, io non so se sarei disposta a caricarmi sulle spalle il peso di far vivere una guerra che è alle porte a dei bambini”.

Alfred rimase in silenzio, lo sguardo basso, gli occhi azzurri spenti. Lui sapeva che Arianna aveva ragione. Quale diritto aveva di chiedere una cosa simile a dei bambini? Dall’altra parte, se non avessero accettato di aiutarlo, sarebbe stata una vera catastrofe. Lui non aveva quella cosa in più per poter annientare l’apocalisse che stava per abbattersi sul mondo intero o, per meglio dire, su entrambi i mondi.

Era la fine per lui, per la sua famiglia, per tutto quello che aveva cercato di fare in tutta la sua vita per uccidere i demoni che perseguitavano i sogni.

“Noi vogliamo combattere!” urlarono all’improvviso Massimo, Emily e Liam insieme.

“Se questo salverà la nostra esistenza, allora lo faremo” aggiunse Massimo.

“Esatto, non possiamo lasciare che i Maledetti distruggano tutto quello che di meraviglioso abbiamo visto in tutto questo tempo” completò Emily.

“E poi, fino a quando ci sono Arianna e Tomas, noi possiamo stare tranquilli, no?” domandò Liam.

Arianna rimase immobile, la bocca semi socchiusa, commossa da quella forza ingenua che nutriva dei ragazzini così piccoli. Ma zio Alfred rimase in silenzio pensieroso, più consapevole di chiunque altro del pericolo che correvano a pronunciare quelle parole.

“Zio…” cominciò Arianna.

“È troppo pericoloso” interruppe Alfred.

“È troppo pericoloso anche pensare di lasciare il mondo così com’è”, soggiunse Arianna stizzita.

Lo zio sospirò rassegnato. “Dopo se ne parla. Ora lasciatemi riflettere” e prese una sigaretta da una scatoletta su uno scaffale, l’accese con un accendino che tirò fuori da una tasca e si ritirò in un’altra stanza. Cassandra ed Emma tacevano da un bel po’: anche loro sapevano che quella storia non sarebbe stato un gioco da ragazzi, nel senso proprio del termine.

“Quanto tempo abbiamo ancora prima che ci distruggano?” domandò Arianna voltandosi verso Cassandra.

“Non ne ho idea. Spero solo che quando il sensei deciderà il da farsi non sia troppo tardi” rispose lei con un pizzico di angoscia che strisciava fra le sue parole scandite.

“Emma” chiamò lo zio dall’uscio della stanza dove si era infilato. La ragazza si voltò e Alfred le fece segno con la mano di andare lì da lui. Emma si avviò e, una volta giunta a destinazione, richiuse la porta della stanza dietro di sé.

“Tu cosa ne pensi di questa storia?”.

“È una domanda abbastanza complessa. In tutta sincerità, quello che le posso dire è solamente che non può sperare di proteggerli per sempre. Anche se non dovessero combattere, verrà il giorno in cui i demoni proveranno a rovinare anche i loro sogni per consegnarli ai Maledetti. Io sono dell’idea di insegnar loro ciò che fino ad oggi lei ha insegnato a noi”.

“Capisco”.

Accidenti, mi trovo proprio con le spalle al muro. Emma, in fin dei conti, ha ragione. Non posso continuare a credere che ciò che penso possa generarsi solo dall’essere pronunciato.

“E per quanto riguarda i genitori? Avevo detto ai ragazzi che se la loro ricerca fosse diventata pericolosa avrei dovuto avvisarli”.

Momento di silenzio.

“Non dica nulla. Se cercano risposte, dica loro che casa sua è il luogo più sicuro per proteggerli dal gelo e dai demoni. Non possiamo permetterci di tirar dentro in questa storia più persone di quante non ne siano già coinvolte”.

Allora Alfred, con un movimento fluido, si fiondò fuori dalla stanza dove si trovava per comunicare la sua decisione ai nipoti e ai loro amici.

“Ragazzi, ascoltatemi. I fatti sono quelli che avete potuto vedere. Non possiamo rimanere a girarci i pollici. Da domani, Emma vi prenderà sotto la sua custodia e vi insegnerà tutte le conoscenze di cui necessitate per poter affrontare quello che vi aspetta”. L’annuncio arrivò secco e inciso, con una precisione imperativa che fece rabbrividire i nostri protagonisti.

Edward Elric e colonnello Roy Mustang, Fullmetal alchemist: Brotherhood

***

Il giorno seguente, al loro risveglio, i cinque ragazzini furono attraversati da un gelo ancor più penetrante della sera precedente. Dopo una breve colazione silenziosa, si fecero guidare da Cassandra verso la stanza dove avrebbero fatto l’allenamento. Nell’aula trovarono Emma vestita con gli abiti ufficiali da ninja e lo zio Alfred in piedi che fissava l’uscio con le mani in tasca.

“Ho da farvi un annuncio che conferma i miei pensieri oscuri”. I ragazzini rimasero in silenzio. Arianna si sentì percorrere la schiena da un brivido.

“I demoni dei sogni hanno compiuto omicidi di massa”. La notizia arrivò gelida come se una stalattite di ghiaccio li avesse appena trafitti. Arianna abbassò il capo, i pugni che stringevano l’aria; tremava dalla rabbia. Perché proprio a loro? Perché il mondo doveva essere così schifosamente crudele?

Dopo quella comunicazione, i cinque cominciarono il loro allenamento col morale a terra ed Emma si accorse di quell’atmosfera, tanto da urlare ad un tratto: “RAGAZZIII! Ora basta! CONCENTRATEVI!!! Cosa credete, che il mondo insegua i vostri sogni, le vostre volontà?! Reagite, accidenti! Se non vi allenate a dovere, questi annunci strazianti vi arriveranno ogni mattino senza che voi possiate cambiare qualcosa!”.

Emma respirava affannosamente, disperata anche lei, le lacrime che le attraversavano il viso. Cassandra, che era rimasta sul ciglio dell’entrata, entrò finalmente nella stanza. Arianna cominciò a singhiozzare stringendo i pugni ancor più forte che in precedenza. Allora Cassandra le si avvicinò e la strinse a sé come fosse qualcuno che conosceva ormai da una vita.

E passarono gravi giorni come questi all’infinito.

I cinque continuavano a dare il massimo di sé in tutto, nella meditazione, nelle arti marziali, nell’apprendimento dell’utilizzo della loro magia. Non era più un gioco divertente di un’estate spensierata: se non si fossero allenati fino allo stremo, non si sarebbero potuti difendere. C’era in gioco la loro vita e quella dei due mondi.

Un giorno di quelli, le madri dei ragazzi contattarono lo zio Alfred per chiedergli di tener al sicuro i loro figli da quell’apocalisse che era sempre più vicina ogni dì. E il tempo continuò a passare immune al dolore di tutti.

Ogni volta, alla fine di ogni allenamento, Arianna si fermava un po’ di tempo in più in palestra per affinare le sue tecniche. Prima, riascoltando i consigli di Emma nella sua mente come in una registrazione, lavorava sulla postura, sulla velocità e sulla fluidità degli attacchi, sia con le armi sia a mani nude. Poi si sedeva e provvedeva al rilassamento dei muscoli e ad esercizi per potenziare la sua elasticità. Successivamente, dedicava circa mezz’ora alla meditazione e infine praticava movimenti fluidi che, accompagnati da una serie di formule in lingua antica, facevano scorrere l’energia in tutto il corpo fino a sprigionare il potere con la potenza e la precisione desiderata.

“Non dovresti smettere? Se ti distruggi così sarà controproducente” disse una volta di quelle Cassandra.

“Non mi importa. Non importa quello che mi accade ora. Devo continuare a combattere, oppure moriranno tutti” le rispose lei.

Cassandra allora le si avvicinò e la strinse tra le sue braccia. “So che sei arrabbiata per tutto quello che sta succedendo ma, ti prego, ora fermati, di questo passo starai ancora peggio”.

Arianna la strinse a sua volta. Chiuse gli occhi e si abbandonò al calore di Cassandra, un calore rovente come il fuoco in quell’inverno che non aveva fine. Respirò piano e poi sussurrò: “Mi dispiace se non riesco ad essere più forte di così, ci sto provando con tutta me stessa, credimi”.

“Lo so. Va benissimo così. C’è sempre un margine di miglioramento, se fossi nata perfetta saresti stata pressoché inquietante. E comunque, sei già forte come sei, anche solo per aver una determinazione così ardente di voler vincere a tutti i costi contro quei vermi” rispose lei sussurrando dolcemente a sua volta.

Colonnello Roy Mustang e generale Riza Hawkeye, Fullmetal alchemist: Brotherhood

E passarono così due angoscianti anni.

Finalmente, dopo tanta fatica, dopo tutto quel tempo, Alfred un dì consegnò ai cinque un equipaggiamento ninja personalizzato. Lo zio era invecchiato così tanto in quei due anni di gelo, questo si ritrovò a pensare Arianna.

Ricevere quelle armi e il titolo di ninja doveva essere un sogno per quei ragazzini che amavano sognare un futuro di paladini della giustizia; invece, fu solo l’ennesima prova dello strazio e del dolore di due mondi messi in ginocchio da cinque maledetti.

Le lame delle katana erano fatte con la leggendaria pietra verenslite di cui aveva una volta parlato Cassandra, come pugnali e shuriken; le frecce dei loro archi, invece, si infuocavano appena entrate in contatto con i poteri dei cinque Salvatori del Destino, così possiamo ormai chiamare i nostri piccoli eroi. La verenslite, notò Emily quando sfoderò la sua katana, era di un verde brillante. Capì subito perché non era un metallo come altri: solo nel toccare il manico dell’arma, le pareva quasi che la katana fosse un essere vivo che aveva bisogno di essere riempito di energia per nutrirsi. Allora ci provò, attinse alla fonte del suo chakra e tentò di incanalarlo nell’arma. Nella lama cambiò qualcosa. Dalla base del manico sorse dell’edera che si attorcigliò tutt’intorno alla verenslite che adesso brillava di un verde immenso, di una luce allo stato puro, come quella che illuminava gli occhi di Emily.

La ragazzina fissò sensei Alfred. Lui le sorrise debolmente e disse: “Hai visto? Quando decidete di incanalare il vostro potere nella katana, essa prende la forma del vostro potere”.

Ovviamente, scoperta la novità, anche gli altri provarono. La lama di Arianna divenne della stessa sostanza dell’aria tagliente che fa accapponare la pelle. Quella di Massimo prese fuoco. Egli ne rimase meravigliato, quasi ipnotizzato: quello era il calore della sua essenza, della sua anima. Quella di Tomas divenne acqua: poteva prendere qualsiasi forma il padrone dell’arma desiderasse.

Ma la più bella, la più luminosa e appariscente era quella di Liam. Quando egli incanalò il proprio chakra nella lama, essa divenne terra, aria, fuoco e acqua insieme, divenne luce. Liam rimase a bocca aperta, una sensazione magnifica lo percorreva e lo faceva sentire invincibile. E come lui, tutti gli altri rimasero sbigottiti: questa era la luce? L’elemento da cui si erano generati gli altri quattro poteri? Era semplicemente meravigliosa.

Generale Hawkeye, Colonnello Mustang, Alphonse ed Edward Elric e Winry Render, Fullmetal alchemist: Brotherhood 

“Ora che abbiamo queste armi cosa dobbiamo fare, qual è la missione, sensei?” domandò all zio Arianna, ripresasi dallo stupore accecante di quella brillante visione.

“Per riscattare il destino di questi mondi e riportarli ad essere una cosa sola, secondo la leggenda dovete uccidere i Maledetti e riportare i fili ad essere un filo solo con la magia. Ciò potrete farlo solo se userete il sangue maledetto dei Tiranni per creare un portale che vi colleghi all’altro mondo. Compite questo rito sulla cima del monte Shinjitsu, nei pressi delle rovine del tempio di Ryu”.

I Salvatori annuirono all’unisono. “Partiamo domani. Cassandra, Emma, voi verrete con noi, vero?”. Le due assentirono alla domanda di Arianna. Poi, insieme si recarono ai dormitori. Un sonno tormentato li inghiottì nel pozzo infinito delle loro menti. Quando Arianna chiuse gli occhi, si augurò che quando li avrebbe riaperti l’indomani, avrebbe potuto rivedere la luce.

Ma non fu così, perché si svegliò ancora in piena oscurità. Erano pressoché le tre di notte e non riusciva più a sopportare gli incubi che la torturavano. Così si alzò, andò a sciacquarsi il volto con acqua fresca e si sedette sul divano a fissare un punto vuoto nella stessa sala dove due anni prima lo zio rifletteva su cosa fosse meglio fare.

Guardando indietro nel tempo, ad Arianna non sembrava vero tutto ciò che fino a quel giorno aveva subìto. Avrebbe voluto che fosse solo un lungo sogno che prima o poi si sarebbe disintegrato, come le bolle di sapone quando esplodono.

Mentre si perdeva in quei frammenti di ricordi, entrò qualcun altro nella stanza. Si voltò di scatto, pronta a balzare alla svelta sul nemico in caso di attacco. Ma, per fortuna, era soltanto Cassandra che si avvicinava.

“Cosa fai qui?” chiese questa stropicciandosi gli occhi. “Potrei farti la stessa domanda” rispose Arianna.

“Non riesco a chiudere occhio” disse allora Cassandra e si mise a sedere accanto a lei. Arianna arrossì un po’ e rimase ferma al suo posto in una posizione rigida. Poi Cassandra le si appoggiò alla spalla, cedendo lentamente alla stanchezza. Arianna sorrise leggermente e incrociò lo sguardo della ragazza. Le due si fissarono per un lungo istante. Gli occhi di entrambe presero a brillare di nuovo, dopo tutto quel tempo che erano rimasti spenti dalla tristezza. Poi Cassandra chiuse i suoi e Arianna le cinse il fianco per avvicinarla ancora un po’ a sé.

Chiuse gli occhi anche lei. Lasciò che il respiro si facesse più profondo e i muscoli si sciogliessero sotto il calore della pelle di Cassandra, quindi appoggiò il proprio capo su quello della giovane.

Rimasero così fino a quando un urlo femminile non squarciò il sonno di tutti. Si alzarono, i Cinque Salvatori e Cassandra corsero, il fiato affannato, le mani strette sui manici delle armi, verso il luogo di provenienza di quell’urlo terrificante.

Trovarono Emma accovacciata su un corpo esanime. Piangeva ed urlava, in preda ad un mix di dolore, angoscia, rabbia, orrore e terrore. Vicino al cadavere giaceva una katana e qualcosa che Arianna in quel buio non riusciva a distinguere, perché semplicemente non lo aveva mai visto in tutta la sua vita. Quando Cassandra accese la luce, d’istinto Tomas coprì con i palmi delle mani gli occhi dei fratelli per evitare la visione di quell’orrore.

“ZIO ALFREED!!!” urlarono Arianna e Massimo insieme.

“SENSEEI!” gridò invece Cassandra con tutta la voce che aveva in gola.

Alfred era disteso in una pozza di sangue, gli occhi spalancati pieni degli ultimi attimi di terrore della sua esistenza. Le iridi che una volta luccicavano di quell’azzurro intenso come il cielo, ora erano grigie come la pioggia, spente. Gli occhiali rotti non avevano più le lenti. Il suo corpo era stato ridotto a brandelli, le braccia distese come volessero pregare il cielo o un Dio che non era mai venuto in suo soccorso. Le gambe erano state consumate da morsi, le ossa spezzate da denti aguzzi.

Fu allora che Arianna vide davvero la sagoma accanto al corpo di zio Alfred e ne riconobbe la natura: era un demone dei sogni. Era orrendo, più brutto di come lo avesse immaginato.

Pelle viola scuro come la notte, lingua biforcuta livida, denti bianchi come perle bagnati dal sangue rosso come un rubino, occhi bianchi come la morte iniettati di sangue nero, unghie lunghe bluastre che riflettevano la luce. Il suo fetore faceva accapponare la pelle, il suo sguardo fatale scuoteva anche gli animi più coraggiosi.

Zio Alfred era riuscito a tagliargli la testa e così ucciderlo prima di accasciarsi a terra e morire.

Lacrime calde bagnavano il viso di Arianna, singhiozzava più forte di come non avesse mai fatto. Le gambe le cedettero, cadde sulle ginocchia, le mani a terra strette in un pugno, come volessero afferrare qualcosa che non c’era, la testa piegata verso il pavimento, le lacrime che grondavano a terra come sangue, i singhiozzi, gli occhi spalancati, pieni di rabbia, di sangue, d’orrore, di dolore.

“COME HAI POTUTO MORIRE COSI’, MALEDETTO!!! DOPO TUTTO QUESTO, DOPO QUELLO CHE CI HAI INSEGNATO, DOPO TUTTO QUELLO CHE PER NOI SEI STATO PER QUESTI DUE ANNI E PER TUTTI I PRECEDENTI!!! COME HAI POTUTO!!!”.

E con lei piangevano tutti, Massimo, Emily, Liam, Tomas, Cassandra ed Emma che aveva rinvenuto il cadavere per prima.

UN ALTRO DI QUESTI ORRIBILI MOSTRI CHE MI PORTANO VIA COLORO CHE AMO!!! PERCHE’?! gridarono dentro sé Emma e Cassandra.

Tutti insieme caricarono sulle proprie spalle il corpo di Alfred e lo trasportarono fino all’uscita del covo, dalla parte opposta rispetto al passaggio segreto da dove erano entrati due anni prima i cinque.

La neve cadeva candida. Si affondava per via di tutti gli strati che si erano accumulati in quei due anni d’inverno, l’uno sopra l’altro come soffici coperte. Il sangue colava ormai freddo dal corpo di Alfred lasciando macchie di un rosso quasi nero sul bianco puro della neve. Dopo essersi allontanati abbastanza dal covo, lo seppellirono con la katana al suo fianco.

Quando ebbero terminato di ricoprire la salma, Arianna si inginocchiò sulla neve gelida, il fiato che faceva condensa e le ciglia ghiacciate dal gelo, appoggiò una mano nel punto in cui avevano seppellito lo zio e disse con tono solenne, perché tutti potessero sentire la promessa che stava pronunciando: “Combatterò fino a quando non avrò vinto, affinché la tua morte sia l’ultima causata dai Cinque Maledetti e quando tornerò celebrerò un rito funebre degno di un vero ninja, di un vero eroe. Non te ne sarai andato invano, te lo prometto. E se mi puoi sentire, ti prego, sorridici anche da lassù. Perché come dicevi sempre, bisogna sorridere di fronte al dolore per essere davvero forti. E io lo sarò, SEMPRE. Non lascerò che mi schiaccino. I due mondi ora hanno bisogno di me, di noi”.

Terminato questo discorso, guardò i compagni.

“Queste blasfemie devono terminare. Tenetevi pronti, perché oggi trascineremo e uccideremo i Tiranni sul monte Shinjistu. Andate, prendete l’occorrente per il nostro cammino. E portate sempre con voi il ricordo di questo dolore e i cinque pezzi del filo di Ryu che ne saranno il riscatto”.

Copertina completa di tutti i personaggi, Fullmetal alchemist: Brotherhood

Arianna Conoscitore

                                                                                                      To be continued…